La storia dei cattolici all’Assemblea Costituente in un libro di Luigi Accattoli
Otto uomini, un’Assemblea, la Costituzione. Luigi Accattoli mette a tema il rapporto tra fede e impegno politico raccontando la storia dell’Assemblea Costituente
Otto uomini, un’Assemblea, una Costituzione. L’Assemblea Costituente italiana è stata l’organo legislativo ed elettivo incaricato di redigere la nuova Costituzione repubblicana. Eletta il 2 giugno 1946 (contestualmente al referendum istituzionale) e composta da 556 membri, è rimasta in carica dal 25 giugno 1946 al 31 gennaio 1948.

In “Otto alla Costituente. Gli uomini di Dio che hanno fondato la Repubblica” (Edizioni San Paolo 2026, pp. 142, euro 15,00), Luigi Accattoli – a lungo autorevole vaticanista del Corriere della Sera e tra i più attenti biografi italiani di Giovanni Paolo II – ed Emilia Flocchini, scrittrice e studiosa attiva nell’ambito della saggistica religiosa e della riflessione spirituale, portano alla luce un fatto unico nella storia parlamentare italiana: la presenza, tra i padri della Repubblica, di otto figure cristiane di altissimo profilo spirituale e civile.
Abbiamo intervistato Luigi Accattoli, vaticanista, giornalista e scrittore, moderatore del blog www.luigiaccattoli.it, in occasione dell’80° Anniversario della Proclamazione della Repubblica, in relazione alla storia e al peso dei cattolici che hanno fondato la Repubblica.
Chi erano quegli otto “uomini di Dio”?
«Erano questi, elencandoli in ordine di età e indicando per ognuno gli anni che aveva al momento dell’elezione all’Assemblea Costituente: Alcide De Gasperi 65 anni, Igino Giordani 51, Giorgio La Pira 42, Giuseppe Lazzati 36, Enrico Medi 35, Benigno Zaccagnini 34, Giuseppe Dossetti 33, Aldo Moro 29. Tre di loro – Dossetti, Zaccagnini, Lazzati – sono protagonisti della resistenza all’occupazione nazista, vissuta nella clandestinità partigiana (nel caso dei primi due) o nella deportazione militare in Germania (com’è accaduto al terzo). Giordani è invece un giornalista e scrittore di lungo corso che già, come De Gasperi, aveva militato nel Partito Popolare degli anni ‘20. La Pira e Medi: docenti universitari, uno di diritto e l’altro di fisica, avevano maturato scelte antifasciste nella loro esperienza di insegnamento. Moro era un giurista, che era stato presidente della Fuci e dei Laureati Cattolici».
In che senso, nel vostro libretto, li chiamate “santi”?
«È una nostra scelta, libera e provocatoria, ma fatta con fondamento. Per i primi cinque del nostro elenco è avviata la causa di canonizzazione: La Pira, Lazzati e Medi hanno già il riconoscimento delle virtù eroiche; De Gasperi e Giordani hanno superato la fase diocesana e le loro cause sono ora in Vaticano. Per tre, i più giovani come data di nascita – Zaccagnini, Dossetti, Moro – la causa non c’è ma potrebbe esserci: è stata variamente auspicata in ambienti ecclesiali».
Come mai nel vostro elenco non ci sono donne?
«Perché le donne costituenti erano poche rispetto agli uomini, appena 21 su 256 e perché tra le nove cattoliche nessuna – fino a oggi – ha acquisito una fama di santità che abbia portato all’avvio di una causa di canonizzazione. Tre di loro hanno fatto parte della Comunità del Porcellino, il gruppo dei costituenti dossettiani: la bresciana Laura Bianchini, Angela Gotelli di Parma già presidente nazionale della Fuci, Maria Federici aquilana. Erano state dirigenti di Azione Cattolica anche la siciliana Maria Nicotra, la pugliese Vittoria Titomanlio, l’abruzzese Filomena Delli Castelli, la trentina Maria De Unterrichter, la romana Angela Maria Guidi Cingolani. Elisabetta Conci, trentina, era membro di un istituto secolare».
Quale fu il ruolo dei cattolici nella nascita della Costituzione italiana?
«Fu un ruolo chiave, sia per il numero – i democristiani erano 209: il gruppo più forte – sia per la posizione politica e ideale, a cerniera dell’assemblea, tra le componenti liberali e quelle socialcomuniste. Furono decisivi in più occasioni e su molti temi: sull’ispirazione sociale e personalista della Carta, sugli articoli riguardanti la famiglia e la scuola, il lavoro, i rapporti Stato-Chiesa».
Ispirandosi alla dottrina sociale della Chiesa, i costituenti cattolici riuscirono a inserire nella Costituzione alcuni capisaldi, negoziando accordi storici con comunisti, socialisti e repubblicani. Quali?
«L’accordo principale riguarda l’impianto della Carta Costituzionale che combina o contempera i “valori della personalità umana e della solidarietà sociale”: queste sono parole di Aldo Moro, pronunciate in sede di assemblea, volendo appunto segnalare il senso di quel compromesso. Il potere legislativo riconosciuto alle Regioni, la composizione mista a triplice origine (presidente della Repubblica, Parlamento, magistratura) della Corte Costituzionale, l’affermazione sostanziale ma prudente del diritto di sciopero, l’impegno della Repubblica a “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana” sono i punti dove migliore è stato il risultato di quell’accordo cercato praticamente su ogni articolo».
Il volume illumina l’anima cristiana della democrazia italiana e invita a riscoprire la politica come vocazione al servizio, responsabilità morale e possibile cammino di santità. Ne vogliamo parlare?
«Fu quella una stagione straordinaria per l’impegno politico dei cattolici italiani. Si candidarono alla Costituente non solo politici già fatti, come De Gasperi e Giordani, Zaccagnini, Dossetti e Moro, ma anche persone dubbiose e persino lontane da ogni ambizione politica, come La Pira, Lazzati, Medi. Nel laicato si avvertiva impellente la responsabilità verso il bene comune».
Qual è il suo pensiero sulla differenza con la classe politica attuale?
«Altra epoca, la nostra: non ci sono più i partiti di allora, non c’è più il partito cattolico. La vocazione alla politica si è indebolita. Tuttavia, io non sono pessimista sull’eredità dei costituenti. Il seme da loro gettato ha dato frutto e ne troviamo ancora una vasta attestazione nella nostra vita pubblica: David Sassoli, Paolo Prodi, Sergio Mattarella, Mario Draghi sono solo alcuni dei nomi che si potrebbero citare, appena usciti di scena o ancora beneficamente attivi».




