L’amore porta l’uomo all’altro uomo: e questo gli è fratello.

Il fratello gli è dato perché possa amarlo. Il Padre, che ha generato un Figlio per amarlo, ha creato il fratello, copia minore di quel figlio, perché noi possiamo amarlo. Il fratello è immagine di Dio: sua progenie, frutto del suo sangue: sì che in lui si ama Dio per effigie e per rappresentanza. Né basta: il fratello è tale perché figlio d’uno stesso Padre, Dio; ridivenuto figlio di Dio per l’incarnazione, passione e morte di Cristo.

Si può dire che il fratello ci è stato dato perché ci ricordi, per similitudine, Dio; perché ci porti, con l’attrazione dell’amore, a Dio; perché ci richiami, coi vincoli del sangue, a Cristo, figlio di Dio. Il quale, perché infinito, non si può vedere con pupille limitate: lo si vede, come in specchio, nel fratello. Infinito, Dio non si può amare con servizi congrui alla sua infinità. Lo si può servire nei fratelli, in cui è Cristo, poiché i fratelli abbisognano di servizi limitati, congrui alle nostre possibilità.

 

Igino Giordani, Il fratello, Città Nuova, Roma.