L’attualità di Igino Giordani
Pubblichiamo l’intervista, curata da Giulio Meazzini, uscita sul n. 10/2026 della rivista Città Nuova, di cui Igino Giordani è stato a lungo direttore.
Elena Merli è laureata in psicologia e scienze religiose. Negli ultimi 13 anni ha lavorato per il Centro Igino Giordani, nato per diffondere la conoscenza della figura e del pensiero del grande scrittore, politico, agiografo e giornalista italiano.
Chi è per te Igino Giordani?
Fonte di ispirazione, modello da seguire. Un personaggio eclettico, che spazia su tanti orizzonti. È conosciuto come politico e come uno dei padri dell’Assemblea Costituente, ma meno per altri aspetti del suo pensiero, come l’ecclesiologia o la conoscenza e la passione per i Padri della Chiesa. È una persona che ci sfida per la sua coerenza di vita e la continua ricerca della santità. Ha scritto varie vite dei santi, e penso che dietro ci fosse proprio il desiderio ardente di una santità aperta a tutti. Laico, sposato, quando ha incontrato Chiara Lubich e il nascente movimento dei Focolari, ha trovato una risposta a questa ricerca di una santità fuori dai chiostri e dai conventi. Nel Movimento ha ritrovato quella Chiesa vitale che aveva scoperto con i Padri della Chiesa, dove non c’era separazione tra laici e religiosi.
Giordani ha qualcosa da dire anche oggi?
Ha molto da dire. È stato un precursore del Concilio Vaticano II per tanti aspetti, tra cui il ruolo dei laici e della donna nella Chiesa e nella società. Senza parlare dell’aspetto della pace. Ci riporta sempre all’essenziale, all’amore come radice della pace e della socialità. Leggendo nella Magnifica Humanitas il capitolo quinto, che riguarda la guerra, ho pensato che bisognerebbe fare un confronto tra il pensiero di Giordani e l’enciclica, perché ci sono tanti spunti attualissimi, tanta sintonia.
Giordani è stato indispensabile per Chiara Lubich, sia per entrare nelle visioni mistiche sia per la fondazione del Movimento. Oggi però mi sembra che ci sia meno attenzione a lui…
Sì. Credo che i giovani lo conoscano poco, invece lo ritengo molto attuale. Sicuramente la sua presenza è stata fondamentale per Chiara, a cui ha aperto orizzonti che lei, molto giovane, non conosceva. In più c’è tutta la parte degli sposati nel Movimento, i focolarini sposati, una strada meravigliosa e attualissima nella Chiesa che Giordani ha aperto, un gioiello, una vera profezia.
Per conoscere Giordani, cosa consiglieresti di leggere?
Come primo approccio Memorie di un cristiano ingenuo, dove emerge quel suo tipico modo di guardare la vita col sorriso, Diario di fuoco, il suo diario e Maria modello perfetto. Consiglierei anche L’inutilità della guerra, attualissimo. Vorrei infine segnalare un suo libro, pubblicato molti anni fa, che ora Città Nuova propone in una nuova edizione: Le Feste. Giordani con questo testo vuol far capire cos’è l’essenza profonda della festa per il cristiano: un modo per coltivare il rapporto con Dio. «La festa cristiana ripete ancora l’incontro dell’uomo con Dio: essa apre la casa per il ritorno — e la ripresa — da una settimana di avventure e offre il tepore del pasto comune, in cui ci si divinizza facendoci alla comunione consanguinei di Cristo, e ponendoci a convivere in famiglia coi patriarchi e gli apostoli, i cherubini e i serafini, le vergini e i martiri, in comunione di santi, a cui fa da massaia — sorridente e deificante — Maria».
Giordani scorre il calendario liturgico e ci presenta le feste non in modo intimistico o strettamente cultuale, ma le radica nel sociale e le apre sull’impegno quotidiano del cristiano, sull’amore al fratello, sulla prospettiva politica: così le ricorrenze liturgiche sono strettamente legate alla vita concreta e ne fanno parte integrante. L’autore in queste pagine presenta figure di santi come persone forti, decise, rivoluzionarie, radicali, coerenti, pronti a perdere tutto per difendere la fede. Una rappresentazione molto diversa da certe agiografie… Infine presenta anche alcuni papi nella esemplarità della loro figura, immersa nelle vicende complesse della storia. È un testo che può offrire a tutti un’arricchente lettura spirituale.
Giordani scriveva Le Feste nel 1954, il suo stile fa uso di espressioni letterariamente colte, a cui oggi siamo meno abituati…
Dobbiamo contestualizzare Giordani: oltre ad avere una visione profetica, era anche figlio del suo tempo. Nel testo ci sono parole che oggi non usiamo e affermazioni forti che dobbiamo riferire all’impegno culturale e sociale dell’autore. Giordani, ad esempio, prende decisamente posizione sul ruolo della donna nella società e nella Chiesa: ne aveva un concetto talmente alto che era ferito quando coglieva certi comportamenti che ne svilivano la grandezza. Anche nei confronti delle Chiese protestanti, di Calvino e di Lutero, Giordani ha progressivamente affinato il suo linguaggio, impegnandosi con grande intelligenza e passione nel dialogo ecumenico, mostrando quanto fosse grande e lungimirante la sua visione sul tema.
Fonte Città Nuova




