Igino Giordani: tasselli di santità
In occasione dell’anniversario della partenza per il Cielo di Igino Giordani, il 18 aprile 1980, Elena del Nero, Alberto Lo Presti e Waldery Hilgeman, attraverso un breve video, ne ricordano la figura, la vita spesa per il Vangelo e il cammino verso la santità.
Elena Del Nero
Responsabile Centro Igino Giordani
Il 18 aprile del 1980 ci lasciava Igino Giordani, 46 anni fa. Era nato nel 1894. La sua vita ha attraversato il ‘900 con una ricchezza di idee, di opere, di esperienze di vita che ancora oggi impressiona e stupisce per la sua ampiezza e per la sua profondità. Fin dai suoi anni giovanili, Igino aveva trovato un punto di riferimento ideale forte nel Vangelo. E nella tradizione cristiana, in particolare nei padri della Chiesa, che lui studia e approfondisce con grande passione.
Ma i valori cristiani ispirano anche le sue scelte di vita, sia quando è chiamato a impegnarsi in vari ambiti civile, politico, ecclesiale, ma anche quando deve affrontare con tenacia e con coerenza le molte tempeste che agitano il ventesimo secolo.
Il 17 settembre del 1948, già deputato noto cinquantaquattrenne padre di famiglia, incontra Chiara Lubich a Montecitorio. È un passaggio chiave nella vita di Giordani, e infatti dirà: “Di colpo, un fuoco dentro prese a vampare; era la voce che, senza rendermene conto, avevo atteso, metteva la santità a portata di tutti. Toglieva via i cancelli che separano il mondo laicale dalla vita mistica”. È questo un nodo centrale di tutta la vita di Giordani, cioè l’unità di spirito e vita e la possibilità di vivere la santità nel mondo, quindi da laico.
Alberto Lo Presti
Professore universitario – Scuola Abbà Movimento dei Focolari
Quando Igino Giordani incontrò Chiara Lubich, scoperse l’ideale che aveva inseguito per tutta la vita. Scoprì appunto l’unità, scoprì che il destino del cosmo era ricondurre tutto all’unica realtà di Dio, e in più aggiunse la consapevolezza che la chiave per realizzare tutto ciò, era il mistero di Gesù crocifisso e abbandonato. Allora, in questa occasione, visto che ricorrono anche i 75 anni dalla sua scrittura di una poesia che ne qualifica l’intera esistenza, vorrei appunto rileggerla con voi: è del 1951.
Mi son messo a morire.
E quel che accade non mi importa più.
Ora voglio sparire nel cuore abbandonato di Gesù.
Tutto questo penare per l’avarizia e per la vanità, nell’amor scompare. Ho riacquistato la mia libertà.
Mi son messo a morire a questa morte che non muore più. Ora voglio gioire con Dio nella sua eterna gioventù.
Credo che nessuna espressione possa, con più intensità e anche drammaticità, rappresentare la traiettoria esistenziale di Igino Giordani, di cui oggi ricordiamo anche la sua santità in corso di studio e che affonda nel mistero di questo suo morire a Dio, la Radice più forte che possiamo oggi rinnovare nel nostro presente.
Dott. Waldery Hilgeman
Postulatore Causa Beatificazione Igino Giordani
Sono soprattutto contento di condividere con voi una bellissima notizia. Ossia che la positio della causa di Igino è in dirittura di conclusione. Ma che cos’è una positio? È uno di questi volumi che vedete qui alle mie spalle, che raccoglie un po’ la sintesi dell’inchiesta diocesana di beatificazione ed è divisa in quattro parti. E ho la gioia di annunciarvi che sono tutte concluse.
E ora l’ulteriore passaggio sarà quello di fare una rilettura di ciò che abbiamo prodotto per vedere se veramente siamo riusciti ad esprimere bene quello che è la vita e la testimonianza di Igino, e se è in questo modo che lo vogliamo presentare in forma definitiva al Dicastero delle cause dei santi, affinché possa essere studiato e analizzato da parte del Dicastero. Bene, è una grande gioia, è un traguardo che segna anche, come dire, la conclusione di un lungo viaggio nel quale si sono alternati molti collaboratori validissimi e che hanno contribuito a mettere insieme questi tasselli di vita e, perché no, questi tasselli di santità.




