Amicizie in Biblioteca. Giordani e De Gasperi negli anni della Vaticana.
Gli anni di De Gasperi in Biblioteca Vaticana, Parolin: un tempo profetico
Un’eredità di fede, di pensiero, di azione e meditazione politica nella figura di Alcide De Gasperi. Un’eredità di silenzio e ponderazione. Agli anni che lo statista passò nella Biblioteca Vaticana – un periodo finora meno conosciuto – è stato dedicato, giovedì 26 marzo, nel Salone Sistino della BAV, il convegno Uno statista in esilio tra isolamento e profezia, organizzato dal dottor Antonio Manfredi. “Esprimo l’auspicio – ha detto, nel suo indirizzo di saluto, il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin – che la giornata odierna possa contribuire ulteriormente a scoprire la figura complessa di questo insigne statista, per poter trarre dalla sua fede, dal suo pensiero e dal suo appassionato impegno politico, indicazioni preziose di cui fare tesoro nel tempo presente, in cui si riaffacciano alcuni degli spettri di novant’anni fa e anzitutto la guerra”. Nel profilo tracciato dal porporato è emerso l’interesse di una figura come De Gasperi, che spicca “per la chiarezza e per la coerenza del pensiero politico, come pure per la volontà tenace e l’umiltà dell’atteggiamento nel perseguirlo”.
Sofferenza, silenzio, preparazione
Il segretario di Stato ha definito il periodo passato da De Gasperi in Vaticana – dal 1929 al 1944 – come “anni di sofferenza, di silenzio e di preparazione”. Lo statista trentino approdò infatti tra le mura leonine poco dopo la firma dei Patti lateranensi, “al termine della difficile prova del carcere – spiega il cardinale –, seguita a sua volta alla mortificazione di cui viene fatto oggetto, anche da parte delle gerarchie ecclesiastiche, per il suo atteggiamento nell’ambito del Partito Popolare Italiano, tenacemente contrario ad ogni compromesso con il fascismo e per l’intuizione che si rivelerà profetica circa l’importanza di una collaborazione tra il centrismo di ispirazione cristiana e il socialismo democratico”. Perché questo eccezionale politico e uomo di fede non ha mai confuso l’obbedienza con la compiacenza.
Il lavoro di catalogatore
“Quando De Gasperi arriva, la Biblioteca – spiega l’arcivescovo Giovanni Cesare Pagazzi, archivista e bibliotecario di Santa Romana Chiesa – è un ambiente di grande fermento intellettuale internazionale, di grande respiro, ma De Gasperi arriva qui mortificato dalla vita. Le uniche ancore sono la sua famiglia e la fede”. Qui mostrò la sua “grazia”, perché in questo ambiente sentiva di poter agire e per un lungo periodo della sua permanenza fece il catalogatore, un lavoro umile che richiede pazienza, nascondimento, puntiglio e precisione. “Chissà – si chiede monsignor Pagazzi – quanto questo esercizio portato avanti per anni avrà contribuito anche alla sua postura di statista, che doveva mettere insieme, trovando un filo, ordinando, anche logiche e sfumature molto diverse”.
Un tempo profetico
E tuttavia, anche nella sofferenza di questi anni è custodito il seme del futuro, quello alla Vaticana è infatti, ha detto nel suo indirizzo di saluto il cardinale Parolin, “tempo profetico di preparazione alla resurrezione”. Come sottolineato dal prefetto della BAV, don Mauro Mantovani: “Andando all’immagine biblica, è un tempo in cui dall’esodo si va verso la terra promessa. Vogliamo mostrare come questo momento sia stato fecondo nella sua formazione, proprio perché ha aperto orizzonti poi fondamentali nella costruzione e ricostruzione che, come politico, in quanto cristiano, in quanto democratico, in quanto trentino, italiano e europeo, hanno costituito il suo impegno successivo e il suo servizio alla nazione”. Il prefetto ha osservato che è emersa nel corso delle riflessioni l’immagine del lievito, della fermentazione del futuro, “che siamo chiamati anche oggi a costruire”.
Un ambiente protettivo
Anche la relazione del professor Agostino Giovagnoli, Università Cattolica del Sacro Cuore, – De Gasperi tra le due guerre: la Vaticana come esilio? – ha evidenziato che la lunga permanenza nella biblioteca è stata importante per preparare la fase successiva, in cui il politico sarà presidente del consiglio e presidente dell’Assemblea comune europea: “Era un esiliato in patria, in Italia, dopo la condanna, con il controllo poliziesco, l’isolamento. Nella Biblioteca Vaticana trovò un ambiente protettivo in cui ha potuto riprendere un percorso, anzitutto interiore, perché dopo la condanna ci fu un nuovo inizio del cammino di fede di De Gasperi, a un livello molto profondo”. La Vaticana fu una sponda, uno spazio umano, religioso e amicale, in quegli anni difficili, anche sul piano economico, per lui e la sua famiglia. In questa realtà poté sviluppare sul piano della riflessione e degli studi, riferendosi alla tradizione cristiana, quei suoi ideali di uguaglianza e di libertà. “Per De Gasperi – ha detto il Segretario di Stato – la solidità della terra è rappresentata proprio dalla sofferenza vissuta tra queste mura, in cui il seme coltivato lungamente attecchisce e muore, permettendo al fusto di lanciarsi verso il cielo”.
Un cantiere operoso
Paolo Vian, vice prefetto dell’Archivio Apostolico Vaticano, ha raccontato La Vaticana ai tempi di De Gasperi mettendo in luce come, in quegli anni, l’istituzione si stesse “rinnovando profondamente, radicalmente grazie all’apporto della biblioteconomia americana”. Lo storico ha descritto questa trasformazione come un atto di grande umiltà e di grande saggezza che comportò un enorme ripensamento degli ambienti, della preparazione dei bibliotecari. Un periodo fecondo, pur tra contrasti e con difficoltà, come il crollo drammatico del 22 dicembre del 1931 in cui morirono sei persone. “Probabilmente questa lunga esperienza di De Gasperi in biblioteca, in un cantiere operoso, non privo di problemi, fu utile per il presidente del Consiglio della ricostruzione italiana”. E nell’intervento di Philippe Chenaux, Pontificia Università Lateranense,- La “lunga vigilia” di De Gasperi in Vaticana: dal deserto alla profezia – dedicato all’internazionalismo ginevrino, al debito verso il pensiero di Jacques Maritain, al federalismo paneuropeo – si è compreso anche il ruolo di questa esperienza nella biblioteca per la dimensione politica internazionale.
Al termine della prima sessione, la dottoressa Claudia Montuschi, del Dipartimento dei manoscritti, ha illustrato l’esposizione di autografi e materiali degasperiani da lei curata nel Salone Sistino.
Sostegno e amicizie
Il lavoro nell’istituzione della Santa Sede aiutò De Gasperi anche ad affrontare le difficoltà economiche e gli permise di incontrare persone con cui condivise amicizie e idee. Relazioni messe a fuoco dal professor Alberto Lo Presti,Lumsa,nell’intervento Amicizie in Biblioteca. Giordani e De Gasperi negli anni della Vaticana. Igino Giordani, intellettuale e politico, che all’epoca era alla Vaticana, aiutò De Gasperi a trovare spazio nell’istituzione, e dall’analisi delle fonti giordaniane emergono alcuni aspetti della vita all’interno della biblioteca. “De Gasperi qui alla Vaticana – precisa lo studioso – ha lavorato molto, assieme a figure che erano già state compagne nel Partito Popolare, ha attivato e ha potuto continuare ad attivare in libertà, in questo regime extraterritoriale, rapporti con personalità straniere e italiane, ha potuto anche coltivare interessi e seguire la politica internazionale con una capacità che, se fosse andato in esilio altrove, gli sarebbe stata preclusa”. Un fecondo rapporto che preparava i tempi nuovi che sarebbero venuti.
Le pagine del diario
A chiudere la giornata degli interventi che hanno preso le mosse da materiali personali di De Gasperi. La professoressa Marialuisa Sergio, presidente della commissione storica per il processo canonico di beatificazione di De Gasperi, è partita dal diario dello statista, che “rivela anche la sofferenza, l’angoscia per la persecuzione politica, l’isolamento imposto dal fascismo, le condizioni materiali economiche terribili, perché dopo essere stato sottoposto a un anno di carcere duro, tra ’27 e ‘28, quando esce dalla prigione è privato dei diritti politici, economici e sociali e non sa come mantenere la famiglia”.
Traspaiono nelle pagine le difficoltà pratiche, le sofferenze esistenziali, ma anche l’impegno nello studio, nel mantenere, compatibilmente con la condizione di esule, i rapporti politici propedeutici al ritorno sulla scena politica. La Sergio ha messo in luce l’estrema coerenza tra la fede e la vita pubblica e privata dell’uomo.
La biblioteca personale
Non meno significativa è l’analisi, a cura del dottor Ugo Pistoia, della biblioteca personale di De Gasperi, dove hanno lo spazio maggiore tre materie: religione, scienze sociali e la storia. “Una porta di accesso secondaria – la definisce Pistoia – alla biografia politica e personale” dello statista, uno strumento che rivela gli interessi di studio, politici, la rete di amicizie, grazie anche alle dediche, che lo studioso ha mostrato.
Tra i presenti anche i nipoti di De Gasperi, tra cui Francesca Romana Castelli, figlia di Lia, che ricorda: “L’esperienza della Biblioteca Vaticana è sempre stata raccontata da nostra madre con una luce molto positiva, perché questa biblioteca ha costituito una sorta di seconda casa e di rifugio. Non si può parlare di De Gasperi uomo politico se non si considerano anche questi anni”.
Eugenio Murrali – Città del Vaticano
fonte: https://www.vaticannews.va/it/vaticano/news/2026-03/giornata-studi-de-gasperi-biblioteca-vaticana-parolin.html



