• E questo amore…

    E questo amore unisce le due persone che si sposano. Li unisce in modo tale da fare quello che Gesù dice “un’unica carne”, cioè un’unità perfetta, personale. Questa è la tendenza che vogliamo noi. Andiamo contro la tendenza che c’è e si è sviluppata negli ultimi secoli, di sfasciare questo sentimento che nobilita l’uomo, che lo divinizza. E trasportarlo, trascinarlo ad un istituto bestiale, super bestiale, più che bestiale, satanico. Cioè vogliamo rifare del matrimonio: il sacramento.

    (Igino Giordani, discorso inedito alle famiglie, ottobre 1979)
  • L’ossigeno della civiltà 

    Chi ama la patria le assicura la pace, cioè la vita: come chi ama suo figlio gli assicura la salute. La pace è la salute di un popolo: è l’ossigeno della sua civiltà.

    (Igino Giordani, L’inutilità della guerra, Città Nuova, Roma, (1953) 2003, pag. 22)
  • La famiglia è una società  sacra

    Certa letteratura spicciativa cosparge di scherno la vita coniugale e fa del matrimonio un oggetto di derisione. E invece la famiglia è una società sacra, un rapporto sacerdotale, una missione divina. Nessuno mostra a tanti giovani innamorati la nobiltà e insieme la responsabilità, di quel sodalizio, che la Chiesa salda col sacramento, facendone una fonte di trasmissione del divino nel convivere umano.

    (Igino Giordani, Famiglia comunità d’amore Città Nuova, Roma (1969) 2001, pag. 11)
  • “Tutte le cose appetiscono la pace”

    “Tutte le cose appetiscono la pace”, secondo S. Tommaso. Difatti tutte appetiscono la vita. Solo i matti e gli incurabili possono desiderare la morte. E morte è la guerra. Essa non è voluta dal popolo; è voluta da minoranze alle quali la violenza fisica serve per assicurarsi vantaggi economici o, anche per soddisfare passioni deteriori.

    (Igino Giordani, L’inutilità della guerra, Città Nuova, Roma (1953) 2003, pag. 7)
  • La religione investe tutta l’umanità

    La religione non si circoscrive né si esaurisce nelle pareti del cuore, né tampoco in quelle domestiche: essa è dilatazione che tende a investire tutta l’umanità. E neppure finisce nelle chiese, dove anzi comincia, ma esce nelle vie e per le piazze a ricercare in ogni angolo ogni creatura. Quando si varca la soglia di casa per tuffarsi nel mondo, la fede non s’appende come una papalina stinta a un chiodo dietro l’uscio, ma la si reca come fiaccola.

    (Igino Giordani, Diario di Fuoco Città Nuova, Roma (1980) 1990, pag 17)
  • Ci difendiamo dagli altri

    Quanto ai cattolici, troppi di noi, afflosciati da un’atavica ignavia, siamo assueti a rimettere agli altri l’incarico di pensare, disimpegnandoci da tale fatica…Siamo, nella migliore delle ipotesi, sempre in una posizione negativa: ci difendiamo dagli altri, gli antagonisti, ma rimaniamo ancora privi della potenza di controbattere, di revincere, di imporre un nostro pensiero.

    (Igino Giordani, Rivolta cattolica , Città Nuova, 1997, p.67)
  • Un valore umano

    La politica è l’arte di governare la società: arte quindi che, riguardando l’uomo nei suoi rapporti coi simili, assume un valore umano e perciò morale. L’onestà degli onesti se non agisce anche nella collettività, a servizio del prossimo, diviene ipocrisia puritanica e contributo alla degradazione morale della vita pubblica: ché lo sgoverno dai posti di comando logora e corrompe istituzioni e persone dipendenti: scuole e tribunali, commerci e industrie, sindacati e banche, funzionari e contribuenti.

    (Igino Giordani, La Via, 21 gennaio 1950 )
  • La vita

    Il tempo perso a pensare all’Io, è tempo perso: perché l’Io per sé è nulla. Dio è tutto: tempo speso vitalmente, è quello speso a pensare a Dio : là è la vita.

    (Igino Giordani, Diario di Fuoco, Città Nuova, 1980, p.137)
  • La volontà di quelli che amano

    Se amore di Dio è fare la sua volontà, la volontà di Dio diviene la volontà di quanti lo amano: i quali dunque hanno una sola volontà, quella di Dio: e in essa sono unificati.

    (Igino Giordani, La divina avventura, Città Nuova, 1961, p.42 )
  • Occorre la rivoluzione.

    Non ho la pazienza, che è la base di roccia su cui si spuntano le avversità. Non ho l’amore, che è l’intelligenza del cuore, per la quale intrighi, ambizioni, ipocrisia e furberia sono strame. Non ho la fede, per cui, se anche tutti venissero meno alla lealtà verso la religione e la morale, io dovrei tranquillamente andare avanti. Tutta questa carenza viene dal fatto che il trepestio di denaro e ambizioni,…mi copre la voce di Dio e la vista delle cose spirituali…Qui davvero occorre la rivoluzione.

    (Igino Giordani, Diario di Fuoco, Città Nuova, 1980, p.76 )
  • Il paradiso divenne casa comune…

    Attraverso il fratello, presi a vivere Dio. La grazia sgorgò libera…L’esistenza divenne tutta una avventura, consapevolmente vissuta in unione col Creatore, che è la vita. Maria splendette d’una bellezza nuova; i santi entrarono tra i familiari; il paradiso divenne casa comune..

    (Igino Giordani, Memorie di un cristiano ingenuo, Città Nuova, 1994, p.154)
  • Ti senti solo…

    Anche il figlio, carne della tua carne, a un certo momento, per un tratto più o meno lungo, ti si allontana: senti che non ti appartiene più. Anche le persone più care, in certe cose si separano da te: viene la volta che, pur tra mezzo ai tuoi, ti senti solo. Ma ti riavvicini, superando i fossati delle passioni e interessi, se arrivi agli altri attraverso Cristo: ché Egli è il mediatore della socialità indefettibile: in Lui infallibilmente ci si unifica.

    (Igino Giordani, Cattolicità, Morcelliana, 1946, p.260)
  • Ho bisogno di te

    Non occorre, Signore, che io rediga la lista dei bisogni, la quale è senza fine. Basta dire che ho bisogno di Te.

    (Igino Giordani, Diario di fuoco, Città Nuova, 1980, p.88)
  • Una rivoluzione

    Il Vangelo piace a leggersi; ma metterlo in pratica provoca scandalo tra la gente per bene, in mezzo a cui quelle lame di fiamma, quelle recisioni radicali, quegli inviti a distaccarsi dagli agi e dalle clientele, vengono stemperati e spenti con interpretazioni, che imborghesiscono sino alla nullificazione il vocabolario dello Spirito Santo.

    Il Vangelo suona come una rivoluzione, operata nel profondo dell’anima, per mettere a vivere la grazia là dove viveva un groviglio di gretti pensieri.

    (I. Giordani, «Fides», 1953)
  • Seguire Gesù

    Seguir Gesù è mettersi sul cammino del Calvario in vetta a cui aspetta una croce: è quindi un destinarsi al fallimento, quanto al successo umano, col danno e le beffe.

    Dalle esperienze patite, Paolo ricavava una legge che formulò così : “Tutti coloro i quali vogliono vivere religiosamente in Cristo Gesù patiranno persecuzione”(2 Tim, 3:12).

    (I. Giordani, «Fides», 1953)
  • La prova

    E dunque la prova è per il nostro bene. Si fa nostro bene. E’ una sorta di esame di passaggio all’eternità. E’ la croce necessaria per seguire Gesù, il Crocifisso, sino alla resurrezione. Chi non l’abbraccia, non può essere suo discepolo. L’amore la rende soave e leggera; l’amore che muta il dolore in gioia…

     

    (I. Giordani, La divina avventura)
  • Spirito d’avventura

    “Se uno vuol seguirmi – ha detto Gesù che rifugge da mezzi termini e sempre esige atti radicali – rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua….” ( Matteo, 16,24 ; 25 ).

    Sempre uno spirito d’avventura: gettarsi nell’amore – cioè gettarsi nell’altro (Dio – prossimo) – come in alto mare; perdendosi in esso; ci si perde nell’umano, ci si ritrova nel divino. Ma ci vuole un proposito eroico e una perseveranza sino alla fine: la croce vuol dire sofferenza.

    Vuol dire disonore, come per Lui, e condanna, per mano magari di gente che serve Dio, come per Lui, e vuol dire spesso incomprensione, dimenticanza, abbandoni, lutti, miseria…

    (I. Giordani, «Fides», 1953)
  • Superbia e umiltà

    Stamane ci è stato ricordato che siamo polvere e in polvere ritorneremo. Dicono: – Un tal rito, con un tal ricordo, umilia. Umiliare vuol dire rimettere sull’humus: sulla terra. C’è chi si tira su, si gonfia, come aerostato pieno di fumo: e messosi sopra, si crede di dover guardare dall’alto in basso la gente, e di tenerla ai piedi. E la Chiesa ricorda che siamo tutti servi l’un dell’altro; e perché possiamo ser­virci l’un l’altro ci mantiene liberi. La superbia è satanica e porta allo schiavismo. Il tener presenti le nostre colpe ci impedisce di ritenerci superiori agli altri.

    (I. Giordani, Le Feste)
  • Una lotta contro l’egoismo

    Si ama Dio, il Padre, anche dando da mangiare al fratello che ha fame.

    Tutto lo sviluppo della letteratura su questo tema, specie della grande letteratura patristica, è una lotta contro l’egoismo degli uni che provoca la miseria degli altri: quindi una ricostituzione dell’umanità violata e degradata cominciando dal principio: dal nutrire lo stomaco, per ricostituire quel corpo fisico che fa parte anch’esso del corpo mistico: è anch’esso Cristo vivo.

    (I. Giordani, Il fratello)
  • Il volto della realtà

    Rispetto al mondo e agli uomini, più che parlar di delusioni, che essi ci riserverebbero col calar degli anni, sarebbe più giusto parlare di chiarimenti; difatti essi a pezzo a pezzo, smontano il castello di idoli che noi ci facciamo per nasconderci e non contemplare il volto della realtà. E la realtà è Dio: tutto il resto è illusione.

    (I. Giordani, Diario di Fuoco)
  • Riconoscere il fratello

    Un uomo che riconosce di fatto nell’altro uomo il proprio fratello e lo serve con l’amore è uno che anche nell’esercizio delle sue funzioni umane concorre a edificare Cristo. Diviene teoforo. Cristianizza la società, clarificando l’ambiente in cui lavora. Vedendo lui, vedendo il frutto del suo apostolato, fatto di vita  prima  ancora che di  parole, gli estranei capiscono Cristo.

    (I. Giordani, Le due città)
  • L’obbedienza di Maria

    La convivenza della Chiesa è fatta dell’apporto di uomini e donne, e della loro collaborazione nello spirito del Vangelo. Si pensi alla collaborazione quotidiana di Gesù e Maria a Betlemme, e all’obbedienza, che san Bernardo, cavaliere di Maria, più ammirava, del figlio verso la madre.

    (I. Giordani, Maria modello perfetto)
  • La poesia della natura

    Le parabole di Gesù, i suoi sermoni tutti, sono così pregni di poesia della natura, della vita, dell’amore a Dio e agli uomini, che si comprende, anche per questo come le folle pendessero dalle sue labbra e lo seguissero, dietro il solco di quel fascino, sino a dimenticare il cibo.

    (I. Giordani, Il messaggio sociale del cristianesimo)
  • Una fontana miracolosa

    La Chiesa mette al centro della sua vita quotidiana una fontana miracolosa di sangue: il sacrificio eucaristico, per cui si prolunga e perpetua il miracolo che fa del pane il corpo di Gesù Cristo, del vino il sangue di Lui; e, poiché essa è il Cristo integrale, ne dà, come la sera del cenacolo, ai suoi, per sfamarne la fame, e dissetarne la sete: fame di vita, sete d’eternità.

    (I. Giordani, Il sangue di Cristo)
  • Trasfigurare il lavoro

    Si vive, i più, con l’intento d’ingannarci tra pochi e sbranarci tra molti, in guerre, provocate da fantasmi, che si chiamano egemonie, boria, razzismo, nazionalismo, imperialismo e altri sinonimi di morte. E Maria insegna a vivere per coltivare Gesù, per servire nei figli il Padre… trasfigurando il  lavoro, la malattia, la pena in una liturgia amorosa.

    (I. Giordani, Maria modello perfetto)