• La guida di Maria

    La vita come preghiera: il lavoro come liturgia: l’esistenza come ritorno a Dio, per la guida di Maria.

    (Igino Giordani, Una stella accesa nella notte)
  • Giardino di primavera

    Giardino di primavera, aria di prima mattina, cielo terso, come rivestimento mattinale
    della maestà di Dio; questo sei, Maria, poesia nostra, amore nostro, che ci innamori dell’Eternità.

    (Igino Giordani, Una stella accesa nella notte)
  • La santità di Maria

    La santità di Maria è il modello della nostra santificazione: il modello più semplice, più casalingo,
    adatto a tutti, in tutte le condizioni.

    (Igino Giordani, Una stella accesa nella notte)
  • Portare il sacro per strada

    Abbiamo separato nell’uomo-Dio, Dio dall’uomo, abbiamo nullificato l’incarnazione. Si tratta oggi di reincarnare il cristianesimo nella vita di ogni giorno, nella vita nostra e nella vita degli altri. Ma oggi invece si tratta di andare nel mondo. Oggi si tratta di prendere il sacro dai monasteri e portarlo per istrada, portarlo nelle fabbriche, metterlo a circolare per la vita di ogni giorno, metterlo nelle automobili, farlo circolare sugli aeroplani, metterlo a circolare nella vita di ogni momento. Per consacrare il mondo ci vuole che noi stiamo nel mondo da consacrati, essere nel mondo senza essere del mondo.

    Igino Giordani, ai focolarini sposati, Rocca di Papa, 8 dicembre 1961 (in AGMF, AIG II, 6,3, p.1)
  • Senza paura

    Maria c’insegna a valorizzare l’attimo, la monotonia, la fatica; e ci fa vedere che non siamo soli.
    Con noi è Dio, l’onnipotenza. Maria ama: ed è libera.
    Ama in Dio, per Iddio: e perciò non ha paure: è libera dalla paura.

    (Igino Giordani, Una stella accesa nella notte)
  • Il senso della vita

    Maria ci educa a riattingere di continuo l’alimento dello spirito alla fonte della vita: in Dio. Seguendo Maria si restituisce all’esistenza un valore, un senso e uno scopo.

    (Igino Giordani, Una stella accesa nella notte)
  • Il mondo: la casa di Maria

    A imitazione di lei, si può – si deve – rinunziare al mondo, stando nel mondo; o – che fa lo stesso – si può, si deve, trasformare il mondo in casa di Maria.
    Allora ogni ufficio e officina si tramuta in casa di Gesù, per vivere, tra carte e muffe, strilli e strepiti, con lui, sempre con lui.

    (Igino Giordani, Una stella accesa nella notte)
  • 27 maggio 1978

    Stamane m’è parso d’essermi avvicinato a Dio. Mai, credo, l’avevo sentito più vicino. La mia gioia è stata, ed è, grandissima. Sento d’aver trovato l’accesso libero per andare a Lui; e mio proposito è di non più allontanarmi. Ho vinto, per la grazia di Dio, gl’impedimenti che mi tenevano aggrappato alla terra. Ora sono in terra e abito in cielo (la mia ambizione è immane, ma la misericordia di Lui è maggiore. Lo amo tanto). Non m’intralciano più gli impulsi di vanità, di preferenze nelle amicizie. Vado direttamente a Dio, scartando questi cenci. Possono gli uomini tradirmi, calunniarmi, uccidermi: ma ho Dio; e amo loro, senza dipender da loro. Sono di Dio. Non mi serve altro

    (Igino Giordani, Diario di fuoco)
  • Azione e contemplazione

    Maria è l’azione e la contemplazione. Entra nella storia come un’orante, ma poi va a Betlemme, in Egitto, si sottrae ad Archelao, affronta il calvario, partecipa e anticipa la vita della Chiesa militante.

    (Igino Giordani, Una stella accesa nella notte)
  • Si può salire a Dio

    Maria, per farsi tutta a tutti, tradusse in materia prima della santità le vicende della vita di tutti i giorni, mostrando che si può salire a Dio senza uscire dall’ambito d’una esistenza comune.

    (Igino Giordani, Una stella accesa nella notte)
  • Con semplicità

    Nessuna creatura ha mai raggiunto l’altezza spirituale della Vergine; e nessuna l’ha fatto con più semplicità. Non ci sono stati corsi complicati di ascetica e di mistica, nella sua carriera; c’è stata la cucina, il pollaio, la lavanderia, la bottega, (forse un unico locale per letti, attrezzi, e pasti) c’è stato il lavoro e il dolore,  elementi di cui ella ha fatto, attimo per attimo, i motivi della elevazione a Dio,
    dell’olocausto all’Eterno.

    (Igino Giordani, Una stella accesa nella notte)
  • Il silenzio

    Quando il silenzio ti circonda, come il recinto spinato d’un campo di concentramento,
    e l’ingratitudine con l’abbandono dei fratelli ti isola, pensa a Maria: e la poesia ruscellerà come sole sfuggente sugli orizzonti della tua fantasia; e dietro lei verranno le grazie del Signore col colloquio sempre più fidato.

    (Igino Giordani, Una stella accesa nella notte)
  • Una solitudine piena di Dio

    Umile com’è, di poche parole, amante com’è della preghiera e del lavoro, Maria passa gran parte del suo tempo nel silenzio e nella solitudine.
    Non la solitudine disperata, vuota, del tempo nostro, in cui l’uomo, tra la massa urbana, non ha con chi comunicare e resta solo; ma la solitudine come conca piena di Spirito Santo, in cui, se mancano gli uomini, è presente Dio.

    (Igino Giordani, Una stella accesa nella notte)
  • Porta del Cielo

    Maria! È bastato il suo nome per suscitare nei secoli la poesia più pura e l’arte più perfetta.
    È porta del cielo; è assunta nella dimora di Dio, per accogliere i figli nella casa del Padre.
    Per questo essi la invocano, anche centinaia di volte al giorno, perché preghi per loro adesso
    e nell’ora della morte.

    (Igino Giordani, Una stella accesa nella notte)
  • Minuto per minuto…

    Maria è una creatura, la quale ha capito la vita e l’ha vissuta: non ha passato gli anni a coltivare illusioni e ad aspettare occasioni, e a gemere su delusioni, svegliandosi ogni mattina con un’angoscia nuova per addormentarsi la sera con una sconfitta in più.
    Ella ha colto dall’esistenza quanto di più bello l’esistenza può dare: la fede nell’Eterno; la decisione di vivere minuto per minuto l’unione con l’Eterno.

    (Igino Giordani, Una stella accesa nella notte)
  • La guerra moderna

    La guerra moderna – inutile, maledetta – non conta più né vittorie né sconfitte. E’ tutta una sconfitta.

    (Igino Giordani, L’inutilità della guerra)
  • Quanto si spende per le guerre…

    Se quanto si spende per le guerre, si spendesse per rimuoverne le cause, si avrebbe un accrescimento immenso di benessere, di pace, di civiltà: un accrescimento di vita.

    (Igino Giordani, L’inutilità della guerra)
  • Se gli altri odiano…

    Se gli altri odiano, non è una ragione perché odiamo anche noi. Si vince il male col bene; la malattia con la salute; si oppone all’ostilità la carità: questo è il comandamento di Dio.

    (Igino Giordani, L’inutilità della guerra)
  • Una politica della carità

    I nemici si amano: questa è la posizione del cristianesimo. Se si iniziasse una politica della carità, si scoprirebbe che questa coincide con la più illuminata razionalità, e si palesa, anche economicamente e socialmente, un affare.

    (Igino Giordani, L’inutilità della guerra)
  • L’amore accomuna

    Se l’amore accomuna, il timore ammucchia. Uno è centrifugo e genera la comunità, rimovendo limiti e sbarramenti; l’altro è centripeto e determina l’occlusione dei vasi comunicanti. Quello illumina, questo ottenebra: regime della libertà l’uno, tirannide terrifica l’altro.

    Nell’amore si ragiona e si tratta; nella paura non si capiscono ragioni, si procede sotto l’istinto e, vedendo fantasmi, si spara.

    (Igino Giordani, Il fratello)
  • La paura

    «L’amore scaccia il timore». E dunque chi ama non ha paura: il suo Io – il possibile soggetto della paura – non esiste più: esiste l’Altro, quegli con cui il nostro Io s’è identificato; e l’Altro, anche in veste di fratello, è Gesù.

    Così, nei tempi nostri specialmente, vien superato lo sbarramento maggiore: la paura. Sotto di essa, l’Io paventa perché è solo: solo, nel buio, tra quattro pareti, che finiscono col parergli i quadri di una tomba. E invece, se esce dalla solitudine, si libera: incontra il fratello, e per lui s’inserisce in Dio.

    (Igino Giordani, Il fratello)
  • Dio, Io, il Fratello

    Questa è la vita divina: e viverla è copiare Dio, qua­si incarnarlo. «Avete udito che fu detto: – Amerai il prossimo tuo e odierai il tuo nemico. – Ma io vi dico: – Fate del bene a coloro che vi odiano e pre­gate per coloro che vi perseguitano e vi calunniano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli: il quale fa sorgere il suo sole tanto sui buoni quanto sui cattivi, e manda la pioggia tanto sui giusti quanto su­gli ingiusti. Che se amate chi vi ama qual merito ne avete? Non fanno forse altrettanto i pubblicani?… Siate dunque perfetti, come è perfetto il Padre vostro nei cieli» (Matteo 5: 43-48). Questo precetto importa un instancabile perdonare, per ricostituire sempre il circuito della vita, che passa per i tre punti: Dio, Io, Fratello. Importa una inesau­ribile opera di pace, sì da ricostituire sempre la comu­nione in vista dell’unità, dovunque essa sia stata inter­rotta. E la pace si fa coi nemici, non coi… commensali: cosa cristianamente ovvia e pure normalmente incompresa, ché, nello stato di paura, si paventa la guerra e si paventa la pace.

    (Igino Giordani, Il fratello)
  • Imitando Maria…

    Imitando Maria, o, meglio, unendoci a Maria, tenendo lei presente durante le ventiquattro ore della giornata, la marcia dell’esistenza diventa una scala paradisi, una scalata al paradiso; perché in lei, per lei, sul suo esempio, tutto si convogli nell’unico flusso della volontà di Dio: e questa, se discende dal paradiso, al paradiso riascende.

    (Igino Giordani, Una stella accesa nella notte)
  • Il fratello

    Il fratello ci è dato per questo: per permetterci di amare in lui Dio, di assolvere la funzione per la quale fummo chiamati alla vita e realizzare il piano di Dio che è espandere l’amore.

    (I. Giordani, La divina avventura )
  • Devo farmi santo

    Se non sono l’ultimo cialtrone, devo farmi santo. Non avevo deciso che quest’anno fosse l’anno della santificazione, e cioè della intronizzazione di Dio al posto dell’Io?

    (I.Giordani, Diario di Fuoco, 6/10/1957 )
  • La vita è una marcia…

    La vita è una marcia verso l’eternità. Una produzione di amore, vitamina della santità.

    (I. Giordani, Laicato e sacerdozio)
  • Io mi sento cittadino…

    Io mi sento cittadino dell’universo, vitalmente inserito nella continuità insoluta dell’essere, viva cellula dell’umanità – coevo dell’immortalità.

    (I. Giordani, Rivolta cattolica, 1925)
  • Gesù, dentro ciascun santo

    Gesù, dentro ciascun santo, con l’impiego delle risorse, delle circostanze e dei luoghi diversi, ha modellato capolavori, uno più originale dell’altro. In essi davvero si contempla un Dio artista che non si ripete.

    (I. Giordani, Le due città.)
  • La crisi del nostro tempo

    La crisi del nostro tempo si deve a tanti motivi, che si riassumono in uno: penuria d’amore.

    (I. Giordani)
  • Siamo nella Chiesa

    Siamo nella Chiesa non pesi morti, ma produttori di santità, cioè di sanità per tutto l’organismo: dobbiamo collaborare con Cristo – il Capo – per la crescita delle membra, per la eliminazione delle tossine.

    (I. Giordani, La società cristiana)
  • Copia di Maria

    Il santo, uomo o donna, è una copia di Maria. Quando si va a scavare il fondo del suo mistero, si trova questo ideale innamorante, affascinante, che è la Vergine Madre.

    (I. Giordani,  Diario di Fuoco, 1/5/1960.)
  • L’ideale politico

    L’ideale politico supremo coincide col volere supremo di Gesù: “che tutti siano uno”. L’unità.

    (I. Giordani, in: Città Nuova, 25/10/1978)
  • Carità in politica

    Uno potrebbe dire che la carità in politica non c’entra, e meno ancora in economia. E invece c’entra, perché c’entra l’uomo: e l’uomo dell’amore vive, come dell’aria: non può farne a meno.

    (I. Giordani, in: L'Unione, 29/10/1961)
  • Maria modello perfetto

    La santità di Maria è il modello della nostra santificazione: il modello più semplice, più casalingo, adatto a tutti, in tutte le condizioni.

    (I. Giordani, Maria modello perfetto)
  • La famiglia

    La famiglia è la maggior collaboratrice dell’opera di Dio per ricreare il mondo secondo il suo disegno.

    (I. Giordani, Discorso alle Famiglie Nuove, 1974)
  • Natale

    La vita, nella pace, consentirebbe di fare d’ogni giorno un Natale. Questa è la rivoluzione di Gesù: farci rinascere continuamente.

    (I. Giordani)
  • La pace si fa

    I laici sono gli apostoli più diretti d’un compito oggi vitale per la Chiesa e per la società: se essi vivono la carità generano la pace nelle famiglie, nei partiti, negli stati, nel mondo; perché la pace si fa: si costruisce e ricostruisce attimo per attimo.

    (I.Giordani, inedito )
  • Libero dalla volontà degli uomini

    Perchè fai la volontà di Dio sei libero: libero dalla volontà degli uomini. Stai su un piano di volontà dove non operano i contrastanti voleri umani. Seguendo quella, tu esegui un disegno di Dio: collabori a un capolavoro, che realizza in terra un’idea del Verbo. Incarni la sua idea.

    (I.Giordani, Il fratello )
  • Giovani e vecchi

    Dove agisce l’amore, finisce la separazione: non c’è più né giovine né vecchio. In Cristo si rinasce, tutti, ogni momento: si ricomincia giovani, sia a venti sia a ottanta anni.

  • Focolari di amore

    La funzione nostra di sposati è questa di stare nella società come focolari di amore, che bruciano amore, che spargono amore. Ma dobbiamo innanzi tutto fare apostolato per spiegare alla gente che cos’è il matrimonio, che cos’è l’amore… perché attraverso certi film, certi romanzi, certi articoli di giornali, l’amore che era la parola più sacra, più bella che ci fosse ha preso aspetti deformanti, triviali. Non si riconosce più. E’ una caricatura, una deformazione, un capovolgimento. Noi vogliamo ristabilirlo nella sua identità cominciando dalla famiglia la quale nasce dal matrimonio.

    (Igino Giordani, discorso inedito alle famiglie, ottobre 1979)
  • Un dovere morale

    L’ opera di misericordia è un dovere morale e materiale: nutrendo chi spasima, nutro me; chè la sua fame è la mia e di tutto il corpo sociale, di cui sono parte organica. Non si può gettare a mare il grano quando c’è – in altra parte del mondo – chi ha fame.

    (Igino Giordani, Il fratello, Città Nuova, Roma, (1954) 2011, pag. 65)