La massa è fatta di fratelli, tra cui, se una preferenza deve accordarsi, si accorda ai più disgraziati. Ogni fratello, col quale, anche per rapporti di lavoro o per caso, si viene in relazione, si fa sacramento di Dio; e l’intera esistenza quotidiana, in grazia del prossimo, assume un valore sacro: le operazioni più umili, in grazia del servizio e disservizio che esse valgono per la comunità, diventano modi di contatto o distacco. Tutto così riveste un doppio significato: quello che passa e quello che resta; e il mestiere più umile può farsi santità più alta. Così agendo, i cristiani producono quel valore divino che si chiama santità. La quale non è esclusiva dei canonizzati; ma è un dovere – e un diritto – di tutti”.
Igino Giordani, L’unico amore, Città Nuova, Roma, 1974, pp. 27-28



