In viaggio con Foco

Il Natale è il giorno della liberazione dell’uomo: il miracolo della carità divina, da cui è derivata la libertà umana. Dove il padrone è Mammona (o un despota che lo rappresenti),tappa 95 la libertà è in pericolo e va condannata. Dove il padrone è Dio, la libertà è il valore primo, per il quale l’uomo sta come figlio di Dio. «Così non sei più schiavo, ma figlio» (Gal. 4, 72). Ben fa il popolo a solennizzare questa festa che fu e resta popolare. Difatti ricorda la nascita di Colui, che venne a liberare la massa per rifarla popolo di Dio.

Igino Giordani, «Città Nuova» n. 23-24, dicembre 1967, pp.12-13.

Il Natale è il sublime mistero dell’amore di un Dio, il quale amò talmente gli uomini, da farsi uomo. Come è stato scritto, il mistero dell’Incarnazione è il documento della eccessiva carità di Dio. Per abbracciare in essa tutti, Egli, nascendo in una grotta, tra capi di bestiame, si mise sotto a tutti: i poveri più poveri lo contemplarono al di sotto della loro stessa miseria.

Igino Giordani, «Città Nuova» cit., pp.12-13.

Celebrare il Natale vuol dire ravvivare la coscienza del precetto di amore, portato dal cielo in terra da Gesù, e distribuito da lui con la vita e la parola. E oggi si ha un bisogno speciale di ravvivare - e ripulire - il concetto dell’amore, non soltanto perché della parola si fa abuso in prodotti cinematografici e letterari d’ignobile confezione, ma anche e soprattutto perché la convivenza umana rischia sempre di farsi più trista  e, malgrado le illuminazioni al neon, più tetra: perché difetta l’amore.

Igino Giordani, «Città Nuova» cit., pp.12-13.

Il Natale risuscita il gusto dell’innocenza e della semplicità; e ridiscopre quella fonte di letizia, che è Cristo in mezzo a noi, come al presepio in mezzo a Maria e Giuseppe e i pastori. Il Signore è nato, perché rinascessimo noi. Egli è la Vita, e noi eravamo - siamo nel peccato - nella morte. Passiamo dalla morte alla vita se amiamo i fratelli. Il Vangelo educa gli uomini alla libertà: il battesimo li innesta in una convivenza libera; la Chiesa li ingaggia in una milizia di carità.

Igino Giordani, «Città Nuova» cit., pp.12-13.

Ora, che il Verbo si facesse uomo, divenendo da Tutto Nulla, pare una follia dell’amore divino, quasi svuotamento della divinità per conguagliarsi con la miseria delle creature. Ma così distrugge il male degli uomini, assumendolo in sé per farlo  morire nella propria morte. Per questo  si umilia a nascere in una grotta - da una stella a una stalla, - si addossa i travagli umani. Morendo, sopra la marea urlante dei beneficati, afferma sino alla fine la sua solidarietà: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno» (Lc. 23,34).

Igino Giordani, L’unico amore, Città Nuova 1974, p.141

La Chiesa gode delle melodie di cornamuse e viole, tra rami d’albero, lungo corsi d’acqua immaginari, nel Natale; ma ricorda anche la salvezza da questo bambino addotta; la vita da lui donata; la quale non è un effetto di melopee; ma è frutto di urti, di distacchi sin dalla famiglia, di strappi sin dalla patria; è sangue e spine e dileggi e morte. E i seguaci di lui son chiamati ad abbracciare una croce, perché, proprio per amore di questo amore che fa di Dio immenso un bambino in cenci, si accettino le prove, il lavoro e l’abbandono, al fine di corredimere con lui, mediante il suo sangue senza prezzo.
A buon conto i primi testimoni della sua fede sono bambini innocenti, che lo confessano morendo.

Igino Giordani, Le due città, Città Nuova 1061,  p.27

Centro Igino Giordani

Centro Igino Giordani

Via Frascati, 306 - 00040 Rocca di Papa (Rm) - Italia
Tel.: +390694798314 / Fax: +390694749320
> Scrivici

Chi e' online

Abbiamo 49 visitatori e nessun utente online

Questo sito utilizza cookie tecnici, anche di terze parti, per consentire l’esplorazione sicura ed efficiente del sito. Chiudendo questo banner, o continuando la navigazione, accetti le nostre modalità per l’uso dei cookie. Nella pagina dell’informativa estesa sono indicate le modalità per negare l’installazione di qualunque cookie.