In viaggio con Foco

La sepoltura di Gesù

tappa 81 2Ormai il giorno stava per finire, e, nel crepuscolo, in fretta il cadavere esangue fu schiodato dai pali e avvolto in lenzuolo. La pietà cristiana in quel momento ha voluto deporre il morto sulle ginocchia della madre, quasi bambino impotente restituito al seno materno, perché lo riscaldasse; e in quel gesto di Maria si simboleggia la Chiesa che, nell’ora della morte, si raccoglie in grembo l’umanità dissanguata. Del resto è probabile che, se pure fosse svenuta, dopo essersi ripresa, Maria si sia fatta ricondurre sul luogo della crocifissione. Ed è certo che per lei, madre, il figlio era più che un cadavere: quelle carni per lei rimanevano doppiamente adorabili; e su di esse proseguì a stillare la sua sofferenza, come a prolungare la passione, a frutto dell’umanità sua figliolanza mistica.
Dolore e amore, nel solco del crocifisso, si scontravano nell’anima di lei, mentre contemplava, piangendo, quegli occhi spenti, quella bocca che aveva pronunziato le parole più grandi, quelle ferite da cui era piovuto il sangue più prezioso.
Accorse il discreto discepolo Nicodemo –il discepolo della penombra—recando circa cento libre di mirra mista ad aloe, per spalmare la pelle, intanto che il corpo veniva avvolto di bende. Così preparato, il cadavere fu trasportato in un giardino dei paraggi, nel cui recinto Giuseppe d’Arimatea aveva fatto scavare secondo l’uso, nella roccia, un sepolcro; e là il dolce Maestro fu portato con un breve corteggio di donne. Sedute di fronte al sepolcro, rimasero a guardarlo, col cuore là dentro, sfacendosi di doloroso amore e Maria, la Madre Vergine, la Desolata, in mezzo alle amiche piangenti, continuava per conto suo, la Passione del figlio.

Igino Giordani, Gesù di Nazareth, SEI ed., Torino, 1950, pp.376-378.

Gesù Risorto

Maria di Magdala che non dimenticava Gesù e per amore non temeva gli uomini, accorse al sepolcro. Ratta gittò un’occhiata all’interno e scoperse, con sbigottimento, che la cella era vuota. Allora, col cuore in tumulto, tornò ditappa 81 corsa indietro, alla ricerca di Pietro e Giovanni. Non capiva che cosa potesse essere successo.
Non sapeva che nella notte un brusco scotimento della terra aveva fatto balzare  in piedi le guardie; e il loro terrore era arrivato sino a farle tramortire, quando era scosceso, come una saetta di fuoco, un angelo a rimuovere, con un lieve tocco della mano, la greve mola, e, assisosi sopra di essa, s’era fermato come di scolta: il suo volto dava lampi, la sua veste splendeva come neve.
Intanto le altre donne, uscite di buon mattino a comprare gli aromi necessari per imbalsamare i cadaveri, s’erano avviate che il sole già dardeggiava, domandandosi  come avrebbero potuto rimuovere la pietra tombale. Mentre, sbigottite, guardavano, un Angelo si presentò loro:
Non temete,-- le rassicurò.—Non cercate tra i morti Colui che è vivo. Egli è risorto, non è qui. E le invitò a portare la notizia a Pietro e ai discepoli --  alla Chiesa con a capo Pietro ed avvertì che il Risorto li avrebbe preceduti in Galilea.
Ancora nessuno aveva incontrato il Risorto, la cui vista soltanto avrebbe potuto dilatare il mistero. Il Vangelo non lo dice: ma con sant’Ignazio di Loyola molte anime pie, in tutti i tempi hanno ritenuto che la prima apparizione di lui fosse stata a chi più la meritava e l’aspettava: alla Madre.
Alla scena intima non furono presenti testimoni; e la gioia della madre fu troppo grande e intima perché la effondesse in narrazione ai discepoli.

Igino Giordani, Gesù di Nazareth, cit., p.379.



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