In viaggio con Foco

tappa 79In polemica assidua, Gesù asserisce: - Chi osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno. Chiaro: la pratica del Vangelo è la pratica della vita di Dio, che non conosce termine. Per tali parole gli ascoltatori raccattano sassi per lapidarlo, per fare un morto: opporre un cadavere alla vita, un omicidio alla verità.
Gesù dice pure: - Chi crede in me, anche se morto, vivrà. Sempre un dono della formula di vita  a un mondo che ha perduto il segreto dell’eternità.
Dice pure Gesù: - Procuratevi non il cibo che perisce, ma quello che resta per la vita eterna… Io sono il pane di vita… chi mangia la mia carne e beve il  mio sangue ha la vita eterna. E si capisce; chi mangia la carne dell’Uomo-Dio, chi beve il suo sangue, diviene consanguineo di Cristo: fa dunque propria la vita di Lui, e vince la morte.
Viceversa, se col Cristo uno può vivere da quaggiù una vita divina, contro il Cristo uno può vivere sin da quaggiù la morte senza fine. E si sa come: «Chi non ama è nella morte».

Igino Giordani, Parole di vita, SEI Torino, 1954, pp. 84-85

L’azione del Cristo - proseguita dalla Chiesa -  è quella di rompere lo sbarramento eretto dalla colpa tra la Vita e La Morte; tra l’Essere e il non Essere; è quella di innestare la nostra esistenza mortale nell’esistenza di Dio che è eterna. La ricerca di Dio, l’unità con Lui, l’ascesa alla santificazione non sono che marce di appressamento alla Vita: sono moti stimolati da fame di immortalità: riscosse vittoriose contro la tenebra del Non-essere. Chi crede in Dio non teme più la morte: l’ha superata: l’ha annullata nella morte di Cristo, conclusa nella Resurrezione.

Igino Giordani, Parole di vita, cit., pp. 85-86

 

L’esplosione del sentimento popolare s’ebbe all’ingresso di Lui a Gerusalemme, l’ultimo sabato, quando le turbe - o, come si dice ora, le masse, - con una spontaneità gioiosa gli allestirono un’accoglienza trionfale. Non c’erano guardie in corazza, non maggiorenti in decorazioni, né cavalli, né cocchi: mancava l’organizzazione e mancava il protocollo; c’erano bambini osannanti, lavoratori che acclamavano, donne che piangevano, tra una pioggia di cespi verdi, sopra un tappeto di indumenti messi a comporre un transito di festa. E dall’alto c’era il sole che sommergeva nella chiarità tripudiante.
Il popolo affermava la sua potestà imponendo alla città santa la regalità pacifica di un suo figlio, che cavalcava uno giumento; e Gesù opponeva al fasto imperiale e alla boria  sinedritica – spade e filatterie, - la sua pacifica sovranità, fondata su Dio e il popolo, oltrepassando i titoli ufficiali e le caste.
Le quali si rifecero, pochi giorni, anzi poche notti dopo, con un colpo di mano, sopraffacendo la volontà del popolo con un apparato di legionari, servi, testimoni prezzolati e infine un patibolo. Solita storia e soliti procedimenti coi quali, ancora una volta, la potenza del denaro e della casta ebbe ragione della ragione.

 

Igino Giordani, Parole di vita, cit., pp. 88

Quelli credettero d’aver fatto tutto perché avevano fatto un morto. Ma dalla tomba Cristo risorse; e la Chiesa - Cristo Mistico  - dalle catacombe, senza fine risorge.tappa 79 2
A Lui sempre torna il popolo, come suo capo,che, sotto il sole e tra le palme, entra sorridente tra i suoi, a esercitare una autorità che è carità: e cioè servizio – servizio delle masse. Chè Egli – e qui è la sua grandezza - era venuto per servire e non per dominare: e aveva provato il suo amore con la sua sofferenza; aveva dato la vita agli altri con la morte propria. «Nessuno ha un amore più grande di chi dà la vita per i suoi amici».

Igino Giordani, Parole di vita, cit., pp. 89-90

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