In viaggio con Foco

Le Ceneri

tappa 76Stamane ci è stato ricordato che siamo polvere e in polvere ritorneremo. Questa verità elementare spaventa e pare lugubre sopra tutto a coloro i quali con filosofie omicide lavorano a dilatare la morte. Questa verità dovette dispiacere soprattutto a quei capi di Stato che ci trascinarono alla guerra, dove le nostre case furono polverizzate, e i nostri morti, strappati dalle tombe, furono ridotti, sotto i nostri occhi, in polvere, e dove la terra stessa venne trasformata in una polveriera.
E invece la Chiesa ricorda questo dato di fatto proprio per accrescere la vita. Che se un uomo valuta quello che materialmente è, non dà più idolatrica importanza alle cose materiali: la ricchezza, lo spazio vitale, i territori, le materie prime, i mercati…..Li valuta per quel che valgono: mezzi per vivere e non per ammazzare…
Se questa verità delle polveri la meditassero tutti gli uomini di Stato, vedrebbero quanto ci si ammazza per niente e quanto stupido è l’odio, quanto scema è la guerra, quanto vitale è la pace, e anche quanto poco Big sono, e sono stati, quei capi che si credettero dii, mentre erano i poveri giullari della Bestia”.

Igino Giordani, Le Feste, SEI, Torino, 1954, pp.62-63.

Semplice e importante è questo: che io e tu, fratello, alla fine, con tutta la nostra boria, ricchezze e panni puliti o sporchi, diventeremo cenere. Prima vermi, poi cenere. Io e tu ci crediamo centrali elettrotermiche dell’universo: e una contrazione del cuore ci fredda, una nuvola di fetore ci avviluppa, e una mole di silenzio ci schiaccia.
Queste povere creature, affaticate a sostener chincaglierie e coccarde; queste signore che incedono come sultane, perché hanno ricevuto un salamelecco da un cavaliere  e trovato una crema dal profumiere; questi energumeni che si credono di dover dominare il mondo perché gridano formule pseudo-rivoluzionarie o minacciano di spaccar la testa agli avversari; queste suocere e questi cognati che pestano parentela e umanità per accaparrarsi un pezzo d’orto (un pezzo di cimitero) e una casa o un assegno; tutta questa gente bella o brutta, importante o insignificante, ministri, scudieri, contadini, operai e impiegati, che s’ammazzano, spesso, per niente, e s’arrovellano come avessero a campar sempre, tutti verranno con noi al gran convegno della verminaia.

Igino Giordani, Le Feste,cit., p.64.tappa 76 2

In un epitafio per sé san Pier Damiani avverte: “Vivi memore della morte, acciò tu possa vivere sempre. Tutto il cristianesimo è un dono di vita, un recupero e aumento di vita, una vittoria sulla morte. La Chiesa ricorda questa realtà a chi non vive come un baule in bagagliaio, portato, qua e là, da una vaporiera; e lo rammenta, col suo Memento homo, affinchè l’uomo tragga le conseguenze: e cioè allestisca le difese per non finire nella morte - e morte eterna - e convogli le risorse dell’immortalità per rinascere dalle ceneri.

Igino Giordani, Le Feste, cit., p.67.

La tomba è una tappa verminosa, dove però non si finisce. Anzi si comincia. E il pensiero che di là da essa s’inizia una vita o una morte immortale sottrae ogni paura alla morte. Essa apre l’accesso alla casa: la casa dove non si pagano più pigioni e non si è più assillati da tasse. Solo che l’accesso si concede a chi ha amato e a perdonato; si nega a chi ha odiato e fatto soffrire. Chè quella è la casa dell’amore: e l’amore, nel suo apice, è la perfetta giustizia.

  Igino Giordani, Le Feste, cit., p.68.

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