In viaggio con Foco

U come uomosconosciuto1

L’uomo per i più resta uno sconosciuto perché manca ai più l’apparecchio per riconoscerlo. Si conoscono di lui le generalità: nome, cognome, titoli, qualifiche, fattezze…, e una serie di note esterne, che formano il suo rivestimento, la sua scheda anagrafica o magari lo schermogramma: ma si ignora la sua divino-umana particolarità.

Si conosce che è un avvocato o un ebanista o un agente delle tasse o un cinese o un generale o un metropolitano… Nomi, connotati; schermi; ma si ignora che cosa dietro di essi ci sia. Sotto quel tegumento di pelliccia o di stracci, quale inconfondibile figlio di Dio si cela? 

Igino Giordani, Parole di vita, SEI, Torino, 1954, p.13.

L’amore è una sorta di «radar» che oltrepassa cortecce e tegumenti, nomi e ignoranze: oltrepassa difficoltà di lingua e di razza, di economia e di partito: perché va diritto all’essenza radardell’uomo e ne individua la marca di fabbrica; discopre, anche sotto i cenci e le piaghe, la genealogia divina, scoprendo nell’uomo quel che ha di essenziale: la Vita: Cristo.

Igino Giordani, Parole di vita, cit., p.15.

Ogni uomo, in qualche modo, fa le veci di Cristo; il minimo dei fratelli ne è la rappresentanza; e servendolo si serve in lui Cristo. «Vedi il fratello, vedi il Signore» dicevano i cristiani antichi. Ma senza la carità, non si vede né il Signore né la sua immagine: si vede un mammifero, che ci disturba nel pasto e nella carriera, sul treno e sul marciapiede, ai campi e all’ufficio: un rivale, un nemico… Cioè, non lo si capisce più; se ne ha paura; e la paura è l’incubo sotto cui, con patemi d’animo, disturbi epatici, e crisi nervose, acceleriamo la dissoluzione dell’esistenza. E dunque: amare per conoscere; e conoscere per vivere.

Igino Giordani, Parole di vita, cit., p.16.

Capita di convivere, collaborare per anni con una persona e di non capirla: di non conoscerla. Capita persino tra i coniugi. L’uomo, questo sconosciuto, è un povero Cristo, che, al pari del Redentore, venne tra i suoi e i suoi non lo riconobbero. Quelli di Galilea, di Nazareth stessa, videro l’israelita, il figlio di Giuseppe: ma quale realtà sotto quelle dominazioni si celasse pochi, e a fatica, - e a furia di miracoli e rivelazioni – capirono. I più mancavano della «luce» per scrutarne il mistero.

Igino Giordani, Parole di vita, cit., pp.13-14.

 

 

 

 

 

 

 

 

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