In viaggio con Foco

M - come Maria

Maria é il sole in cui Dio pose la sua stanza, candida come la neve del Libano. Le sue labbra distillano dolcezza, come un favo distilla miele; il suo seme germoglia Gesù, che è la salvezza, come l'innocenza genera l'amore.

I. Giordani in: Una stella accesa nella notte, Città Nuova, 2004, pag. 14. 

Salutando Maria, l'arcangelo disse: «Ave piena di grazia...». Noi salutiamo lei solitamente con le parole di lui. Esse compongono la prima parte della salutazione angelica: Ave Maria. Così veniamo a riconoscere che per trattare con la Vergine bisogna essere come angeli: angelicare l'anima: darle due ali: amore e purezza.

I. Giordani in: Una stella accesa nella notte, cit., pag. 16.

La Vergine di Nazareth s'era recata dalla parente di Ain-Karin non per intonare inni, ma per servire in cucina, al lavatoio,ai campi. Ma servire è amare: e quando nelle case più umili sopravviene lo Spirito Santo, anche una domestica attinge ispirazioni di poesia, colloquia con Dio, sale alle altezze della mistica. Quando si ama Dio, questo amore prende le forme più impensate. E perché ama, Maria, che è il silenzio, parla con la voce dei Profeti. Una sola volta, ma dicendo cose che stanno in eterno.

I. Giordani in: Una stella accesa nella notte, cit., pag. 21.

 Messa tra gli uomini e Dio, per dare Dio agli uomini, Maria risulta la via più sicura per dare gli uomini al Padre. Di rincontro a Dio che discende in terra, ella rappresenta l'umanità che risale al cielo. Di rincontro a lui, che dalle stelle cala a una stalla, lei, per lui, da una stalla sale alle stelle. Pare un gioco di parole: ed è il tripudio dell'amore.

I. Giordani in: Una stella accesa nella notte, cit., pag. 20.

 Tra i titoli, dati dalla pietà delle generazioni a Maria, il più bello, e il più impegnativo, é quello di Theotòkos, madre di Dio, Dei genitrix. Titolo grande, che non entra nella capacità umana: una creatura che genera il Creatore. Qui le menti vacillano, ché qui, in questo titolo, s'incastona il nucleo della rivoluzione divina, mercè la quale l'uomo è associato a Dio, fatto della sua famiglia.

I. Giordani in: Una stella accesa nella notte, cit., pag. 23.

 

 

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