In viaggio con Foco

Maria Desolata, Madre e Modello

Chi mi dirige, mi respinge sempre più decisamente verso il Crocifisso: mi spinge verso la croce e mi respinge dal mondo. Il tracciato che mi indica è Maria: sì che la via crucis è la via Mariae. Contemplando l'esistenza con gli occhi di Maria Desolata, come uno può compiacersi d'uno scritto, d'una lode, quando accanto a noi pende il Figlio in Croce?

I. Giordani in: Diario di fuoco, Città Nuova, 2005 (1980) pag.108-109.

 

Se Cristo si sentì abbandonato dal Padre in cielo, vide però, sino all'ultimo, la Madre sotto la croce in terra: e i loro patimenti, come rileva Goethe, si fusero. «Cristo gridò: -Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?- così anche la Vergine Maria dovette essere penetrata da una sofferenza che umanamente corrisponde a quella del Figlio», scrisse Kierkegaard.

I. Giordani in: La rivoluzione cristiana, Città Nuova, 1969 pag.106. 

 

Si può dire che Gesù avesse salito il Calvario da una rampa sassosa, e Maria lo avesse salito da un sentiero deserto: il convegno ultimo d'amore col Figlio era avvenuto ai piedi d’una croce. Ivi ella aveva tenuto per l'ultima volta sul seno il suo unigenito, svenato e deformato dal supplizio.

I. Giordani in: Evangelizzare la vita, “Città Nuova” n.2, 25.1.1980, pag.28.

 

Al calar delle pupille il suppliziato la vide, e ne comprese il martirio. Accanto a lei era Giovanni: una scena di famiglia attorno a un morente; e non preoccupandosi mai di sé, ma sempre dei suoi egli si volse a lei e, nel primo rantolo, riuscì a dirle: - Donna, ecco il tuo figlio. Reciprocamente, voltosi a Giovanni, con un altro sforzo, gli disse: - Ecco la Madre tua! - E da quel momento Giovanni la prese con sè.

I. Giordani in: Gesù di Nazareth, vol. II, Ed. Internazionale Torino, 1946 pag.782-783.

 

Gesù Abbandonato e Maria Desolata. Sotto questi due nomi sacri, con quegli epiteti saturi di dolore, drammaticamente umano in una economia divina, si raccoglie tutta una visione dell'esistenza in terra con una nuova innovatrice relazione di ciascuno verso gli altri.

I. Giordani in: Vincenzo Folonari, Città Nuova, 1997 (1965) pag.27-28.

 

 

 

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