In viaggio con Foco

“Al servizio del fratello”

Il cristiano

O stia in politica o stia in pubblico, al tornio o al tavolo di studio, ai campi a zappare o per istrada a passeggiare, il cristiano illumina tutti i suoi atti dell'etica cristiana; e sa di muoversi sempre sotto gli occhi di Dio, al servizio del fratello. Come si  traduce la fede nel lavoro manuale, così la si traduce nel dare il voto, nel formulare le leggi, nel governare il paese, nello scrivere, nel parlare.... Questo non significa confondere religione e politica: la confusione si perpetra appena si esce dalla concezione cattolica, la quale pone il bene della libertà nella laicità, che è la distinzione della sfera di Cesare da quella di Dio; nell'assoggettamento della ricchezza al servizio dell'uomo, dove più spesso avviene l'assoggettamento dell'uomo a servizio del denaro.

I. Giordani in: «L’UNIONE», n.3, 6 agosto 1961, pag.9.

Il cittadino e la democrazia

Se s'ha da fare la democrazia - disse in sostanza il Papa nel radiomessaggio natalizio del 1944 - si cominci dall'uomo. Si cominci dal cittadino. La forza e l'efficienza d'una democrazia non stanno primamente in un grande esercito, né in un vistoso programma e in una complessa burocrazia, ma stanno prima di tutto nella coscienza morale con cui tu, io, ognuno di noi stiamo nella comunità politica. Non c'è popolo sovrano se il cittadino è servo; il popolo è sovrano quando si riconosca a ciascuno dei componenti un principio di sovranità, o meglio quando ciascuno faccia valere nella comunità i diritti personali,da cui la sovranità deriva. Non il cittadino prende valore dalla nazione, ma la nazione prende valore dai cittadini. Non vien prima la politica e poi il diritto dei singoli; ma la politica è diretta a tutelare il diritto dei singoli nella comunità.

I. Giordani in: La rivolta morale, Capriotti, 1945, pag. 39.

I laici

Missionari della gloria divina, i laici, con responsabilità umane, professionali, sindacali, politiche... non abbisognano di particolari penitenze e indumenti, di regole ascetiche e pellegrinaggi (anche se belli utili e santi ); ma abbisognano di una assidua, infaticata, trasformazione di ogni atto, d'ogni minuto, in adesione alla volontà di Dio, come effetto dell'amore. Sta qui la loro rivelazione; come rimozione dei veli sovrapposti dal male allo splendore della gloria di Dio. Sta qui la santità dell'anima e anche del corpo, per l'individuo e la società. E se il mondo vede il santo, capisce da lui Cristo e la legge di Cristo: capisce la vita e la legge della vita: contempla in atto l'amore e l'amore gli si presenta come vittoria gloriosa sulla morte. Vedendo la santità, - non solo quella canonizzata, in terra, ma anche quella semplice, umile, d'ogni momento, canonizzata in cielo -, gli uomini riprendono, con una direttiva di luce, le energie per il rinnovamento di sé e della società, sì da ricostituirne incessantemente la giovinezza.

I. Giordani in: «L’UNIONE», n.5, 3 settembre 1961, pag.5.

 

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