In viaggio con Foco

“Tutti possiamo dire: ‘Ho un Padre, abbiamo un Padre!’”

«Padre nostro»

Col vedere l'umanità come una famiglia, generata dallo stesso Padre, il cristianesimo asserisce una comune origine, e quindi una eguaglianza di origine. Classi, caste, lingue, tipi, sono figurazioni esterne, discriminazioni che possono avere valore in sede legale, scientifica, politica, insomma in sede umana: non significano niente agli occhi di Dio, e di chi rappresenta la sua legge in terra: cioè la Chiesa. Niente razzismo quindi, niente privilegi di casta o razza. In questa sede, tanto vale un re quanto un agricoltore, tanto un milionario quanto un pezzente: nudi nascono tutti e nudi tornano alla terra. Se differenze
valgono, son quelle di un maggiore o minore amore, e cioè di un maggiore o minore servizio reso da ciascuno agli altri.

I. Giordani in: Il Padre nostro preghiera sociale, Morcelliana,1946, pag.20-21.

«Che sei nei cieli»

Per il cristiano, i cieli sono la porta più intima di casa: quella dove non arrivano le risse degli uomini e le miserie della natura, e nella luce serena e dolce regna sovrano l'amore generando la perfetta felicità. Ma nel linguaggio semitico «Cieli» vuol dire anche la reggia, da cui Dio, come Re, governa l'universo. E ricordando questo suo attributo, il credente professa di riconoscere l'azione della Provvidenza nella storia. (…)
I cieli ci avvolgono come una casa di vetro, attraverso cui la nostra vita interiore ed esteriore è contemplata, e per cui non esistono segreti e pieghe. (…) e tutto che si pensa e si fa è visto; e dove tutto è luce e bellezza.

I. Giordani in: Il Padre nostro preghiera sociale, cit. pag.33-34.

«Sia santificato il tuo nome»

II nome di Dio è senz'altro santo: santo per sé. Ma qui si chiede che sia santo anche per noi: cioè che noi lo santifichiamo nei nostri cuori e con le nostre opere. Guardando noi, quel che noi facciamo e diciamo, uno dovrebbe, per questo, glorificare Dio. Qualunque cosa facciamo, anche se stiamo in tram appesi a una maniglia di celluloide e a una noia di cellulare, anche se beviamo o mangiamo, noi non facciamo che rappresentare quel dramma umano da cui dipende il nostro destino. Ma lo rappresentiamo come figli di Dio, come membra della Chiesa, che nel mondo portano la rappresentanza della divinità; e quindi con la nostra condotta, in certo modo, compromettiamo chi ci ha messo al mondo.

I. Giordani in: Il Padre nostro preghiera sociale,cit. pag.36.

«Venga il tuo Regno»

Questo regno deve essere perseguito da noi secondo il precetto: «Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia: e il resto vi sarà dato per giunta». Questo «resto» significa l'economia, la politica, la letteratura.
Se c'è, nei rapporti tra individui e gruppi, la giustizia con la carità, la distribuzione razionale delle ricchezze viene da sé, in quanto che un uomo giusto non tollera di abbandonarsi a bagordi quando fuori del cancello c'è un mendico in piaghe; e la politica non diviene sopraffazione perché si mantiene servizio; e la letteratura non logora le resistenze morali poiché sa di essere lo splendore della bellezza di Dio, che è tutto Bene.

I. Giordani in: Il Padre nostro preghiera sociale,cit. pag.42-43.

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