In viaggio con Foco

Convertirsi, mutare strada, imboccare quella dell’amore al fratello… per convergere decisamente su Dio

La conversione

La conversione è un mutamento d’indirizzo, nelle idee e nella vita: una «svolta». Uno va per una strada falsa: tira innanzi, vede che il paesaggio s’incupisce, che i segni di vita scompaiono, che il tracciato si perde in una steppa, mentre l’oscurità cala dal cielo e voci paurose salgono dalla terra. Se fa uso dell’intelligenza, come da uso delle gambe, se cioè non è un testardo la cui esistenza si riduca a digerire camminando, o a camminare digerendo, avvertito il pericolo, muta strada: torna indietro; prende la direzione che lo porti alla luce, di cui vede i riflessi stamparsi in altra parte dell’orizzonte. Muta strada, muta vita. Si salva.

I.Giordani in: I grandi convertiti, Figlie della Chiesa 1951 (1945), pag. 7-8.

La vanità

Vanità del tutto vuol dire, etimologicamente, che tutto è vuoto. Un vuoto immenso fatto per colmarlo di Dio. Dispiaceri, delusioni, squilibri, contrasti interiori, vengono da questo: che tu dici di lavorare per la Chiesa e poi non vedi che te: te gretta ostruzione che para la luce. Ma tu devi scomparire per far posto a Cristo: sì che viva Cristo in te, e non più tu. Tu sarai tutto quando sarai con Cristo, identificato con Lui, altrimenti resti un nulla.

I.Giordani in: Diario di fuoco, Città Nuova 2005 (1980), pag. 47.

La Trinità

Amare è farsi uno. Dio vuole che tutti si facciano uno con lui. Egli è venuto tra noi, Verbo del Padre, per agganciarsi all’Eterno, fatti tutti «uno» tra noi, con lui, per essere uniti alla Trinità. Ha tracciato per questo una traiettoria, possibile anche a chi non ha le ali di aquila. Quasi una accorciatoia. Se per arrivare all’amore il tragitto non è, non può essere che l’amore, insegna come disponibile per tutti l’amore al fratello, fatto ianua coeli: porta a portata di tutti.

I.Giordani in: Laicato e sacerdozio, Città Nuova 1964, pag. 238-239.

Amare Dio... amare il fratello

Amare Dio…, amare il fratello…: sempre amare Dio è: sempre vivere Dio: e mettersi dal tempo nell’eternità; e fare della nostra persona un tempio, ché Dio va dove trova amore: egli è amore e sta dove sta l’amore. E la città dell’uomo diventa città di Dio, se l’uomo vi mette amore: ché così vi mette Dio. «Facciamo dunque ogni cosa pensando che egli abita in noi, affinché noi siamo templi suoi», dice già il martire Ignazio d’Antiochia scrivendo agli efesini. «Tempio di Dio»: così i Padri della Chiesa definiscono il cristiano; che è perciò sacro, come ospite della divinità, come custode di sacramento, come annunziatore del Vangelo e attuatore delle opere di misericordia.

I.Giordani in: Laicato e sacerdozio, cit., pag. 237.

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