Dicono di lui

foco chiara 3Questa rubrica raccoglie una selezione tra le tante voci e testimonianze sulla figura di Igino Giordani.

Prima tra tutte quella di Chiara Lubich, che ci viene restituita attraverso l'intervista del regista Jean-Claude Darrigaud, effettuata il 23 gennaio 1981: il video è disponibile online, grazie al Centro Chiara Lubich.

Ecco come ho conosciuto Foco

Giovanni Prosperi, originario di Subiaco, ora a Roma, grande amico e conoscitore di Giordani, ci racconta in modo poetico e avventuroso il suo primo incontro con Foco.

La montagna, quel sipario di verde boschivo a ridosso di Subiaco, costituiva per noi ragazzi un ‘attrazione speciale. Era il luogo dell’avventura, della sfida, della prodezza fisica che ci coinvolge va durante tutto l’arco dell’anno. 088L’equipaggiamento era sommario: un caldo maglione, calzoni corti, calzettoni di lana e scarpe chiodate. Camminavamo ore ed ore, spingendoci sempre più in là, attratti dai luoghi ancora per noi vergini e dalle cime dove lo sguardo si perdeva lontano.
La sensazione era quella di una conquista che a sua volta ci apriva ad un orizzonte sempre più vasto, qualcosa che fuggiva nell’arcano bisogno di infinito.
In una di queste escursioni, era con noi un giovane, di alcuni anni più grande, sempre sorridente e sempre disponibile a farci superare le inevitabili difficoltà. Il suo nome era Dante Orlandi, una sorta di guida. Quel giorno, al ritorno, ci propose di andare sulle dolomiti, in Trentino. Gli rispondemmo unanimi che sarebbe stato un viaggio meraviglioso, la realizzazione di un sogno, ma troppo costoso per le tasche dei nostri genitori che erano da poco usciti dai disastri della guerra. Ci rassicurò, sarebbero bastati pochi soldi perché ci avrebbe inviati da suoi amici, peraltro straordinari. La spesa maggiore sarebbe stata quella del viaggio. Appena a casa ne parlai con i miei genitori ed essi si preoccuparono soprattutto della difficoltà di cambiare tre treni, per me, che uscivo di casa da solo per la prima volta. Era 1’estate del 1957 ed avevo 16 anni. Mi consigliarono di coinvolgere almeno un altro amichetto e così partimmo in due: io e Massimo Rapone di 14 anni. Il viaggio ci divertì moltissimo e il cambio dei treni non costituì un problema. Il terzo trenino, a carbone, saliva sbuffando verso Fiera di Primiero. Ci incuriosiva il dialetto dei passeggeri e il paesaggio delle prealpi. Ad un tratto, avendo spalancato un finestrino, ci trovammo il volto nero di fuliggine e divenimmo lo spasso della carovana dei passeggeri.
Arrivammo a Fiera di Primiero. Entrammo in un bar e chiedemmo dove fossero alloggiati i focolarini. Nessuno riuscì a darci una risposta; allora dicemmo loro che si trattava di molte persone che vivevano insieme. Capirono e ci dissero che erano alloggiati in una scuola, indicandoci la via da seguire. Arrivammo: ci accolsero con grande affetto, ci fecero mangiare e poi ci assegnarono due letti in una improvvisata camerata di una già aula scolastica, molto ampia. Dormimmo e, al mattino, la sorpresa grande fu lo spettacolo delle dolomiti che ci si presentò davanti agli occhi in un modo inaspettato e sorprendente. Eravamo stupiti di fronte a tanta bellezza: le vette dolomitiche e i boschi di conifere, così nuovi rispetto al nostro ambiente. Qualcuno ci ricondusse alla realtà e ci disse di far presto, perché giù, al piano terra c’era la colazione che ci aspettava. Tutti erano gioviali e affettuosi, ci inserimmo subito in quel clima accogliente.
Il giorno dopo un giovane ci informò che eravamo attesi da Igino Giordani, detto ‘Foco’, deputato al parlamento. Io mi schermii tentando di sfuggire ad un incontro che mi metteva a disagio e così si comportò anche il mio amico. Ma il giovane sorridendo, riprese: “Non siete di Subiaco?” Rispondemmo affermativamente. E lui: “Mi ha chiesto di condurvi da lui, vuole parlarvi; sapete, Chiara Lubich lo ha definito il “confondatore” del movimento dei focolarini, di cui fa parte il vostro amico Dante Orlandi”. Entrammo in un piccolo locale, che fungeva da studio, e lui ci accolse con un sorriso accattivante e gioioso. “Venite, venite, siete di Subiaco ed io sono “cottinfronte”.
Questa battuta ironica ci indusse ad una sonora risata e ci mise a nostro agio.
Bisogna dire che tra i sublacensi e i tiburtini non correva buon sangue a causa di lontani motivi storici e politici, per cui si usava dire a Subiaco che i tiburtini nel Medio Evo avevano riportato una sonora sconfitta ed erano stati marchiati a fuoco sulla fronte. Da ciò derivava 1’abitudine di chiamarli “cottinfronte”. Volle conoscere i nostri nomi e poi ci disse: “ Io sono Igino Giordani, ma Chiara mi chiama ‘Foco’. Allora voi ora chiamatemi foco e datemi del tu. Va bene?”.

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La santità ci rende famiglia

Luce di un incontro: Igino Giordani e Giulio Liverani

ceramica2Don Giancarlo Moretti, legato da una intensa amicizia a don Giulio Liverani non solo per le affinità generate dall’appartenenza alla medesima Terra, la Romagna, ma soprattutto perché affratellati da uno stesso ideale, ci presenta una delle opere in ceramica eseguite da don Giulio.

Siamo nella chiesa Parrocchiale di Vallo Torinese, un paese alle falde delle colline a nord di Torino ove confluiscono le Valli di Lanzo. A cavallo degli anni ’80 e ’90 del secolo appena concluso, don Giulio Liverani ha svolto un intenso lavoro di produzione ceramica che ha impreziosito splendidamente il luogo dell’assemblea liturgica di quella Comunità.
Nell’ultima cappella campeggia una grande composizione che porta il titolo: “I Santi camminano con noi”.
Si staglia, sulla destra in basso, chiara e accattivante una figura di uomo anziano, che trascina giovani dietro a sé. Le sembianze ci rimandano decisamente ad Igino Giordani.

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Ciao Bruno!

Bruno Venturini, uno dei compagni di Chiara della "prima ora", è partito oggi per il Cielo.

brunoNe ricordiamo la ricchissima figura attraverso due brevi biglietti da lui indirizzati a Igino Giordani, che dicono la profonda amicizia e la reciproca stima tra questi due "grandi".

 

22 settembre

Carissimo Foco,
volevo ringraziarti per quel saluto che ci hai dato domenica scorsa: in poche parole ci hai portato tutto un “calore”, una realtà di famiglia come tu sai fare.
E poi volevo farti gli auguri per il tuo compleanno anche a nome di tutti i focolarini della Lombardia.
Quali auguri?... Qui lascio fare alla Madonna che conosce “bene” il tuo Disegno fra noi,… che ti aiuti a realizzarlo come lei vuole.

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Il quattordicesimo libro dei Ritratti di santi

01 06Antonio Maria Sicari nei suoi libri presenta delle figure complete, né stilizzate né esangui, ma vive di passione umana e cristiana, di desiderio di soprannaturale, ma anche di fame e sete di giustizia, di amore di Dio e di solidarietà per ogni fratello che, nonostante il volto sfigurato, è colui per il quale Cristo è morto.

I santi di Sicari non sono solo dei racconti biografici accurati oppure delle ricostruzioni di un’epoca o di un pensiero, ma spiegazione del Vangelo, riproposizione dell’annuncio attraverso la testimonianza di discepoli che sul Vangelo di Cristo hanno cercato di conformare la loro vita. I ritratti antichi, medievali, moderni e contemporanei sono, dunque, altrettante tessere dell’unico volto di Cristo, spiegazioni vive del Vangelo che la Chiesa, che è comunione di santi, è chiamata a vivere in ogni tempo (tratto dal catalogo di Jaka Book).

Nel quattordicesimo libro dei Ritratti di santi, Sicari presenta Igino Giordani, come uno di quei santi a cui “Dio chiede di percorrere un cammino che tocchi molti punti nodali della storia umana e cristiana del tempo in cui vivono”.

Dall’album dei ricordi di Bonizza Giordani

Il 18 aprile ricorre l’anniversario della “partenza per il Cielo” di Igino Giordani. Lo ricordiamo con qualche stralcio di un articolo di Gino Lubich, pubblicato su Città Nuova n.9-10 del maggio 1980.

57 1 3 06Il ricordo più lontano, ma chiarissimo, di papà sono le passeggiate. Papà era un grande camminatore, e noi da piccoli facevamo con lui lunghissime passeggiate. Parlo dell’immediato dopoguerra — dice Bonizza —. Abitavamo a via Monte Zebio e si andava per il Lungo Tevere, tutti i giorni. Papà era divertentissimo: camminava sempre con le mani allacciate dietro la schiena e la testa in aria, il viso al vento, col rischio di andare a sbattere... ».
Bonizza era la più piccola dei quattro figli di Igino Giordani, l’unica femminuccia, di salute un po’ fragile, allora.
«Tra me e i miei fratelli Mario, Sergio e Brando c’è un bel po’ di differenza d’età, per cui la mia infanzia è tutta mia, e così il mio rapporto con papà. Speciale. Ero la sua prediletta. Sono vissuta sempre attaccata a papà. Quando i pomeriggi lavorava in casa, nel suo studio, io stavo in ginocchio sulle sue ginocchia e disegnavo; i fratelli intorno scatenavano un chiasso incredibile; nell’altra stanza mamma eseguiva i suoi vocalizzi; lui tranquillo e sereno scriveva e scriveva, un foglietto dopo l’altro, senza mai dirci niente. Tutto sommato il rumore di casa, ritmato dall’eterno solfeggio di mia madre, gli faceva piacere».57 1 3 03
Non solo in casa, Giordani riusciva a lavorare nelle condizioni più assurde. In tram, appena si sedeva, scriveva. Se per strada, o in qualsiasi circostanza, anche a un pranzo ufficiale, gli nasceva un’idea, fissava subito un appunto su un pezzettino di carta, o sul retro d’una cartolina, o sul margine d’un giornale, assolutamente estraneo in quei momenti a tutto ciò che gli accadeva attorno. Poi, su quei frammenti, più o meno fortunosamente reperiti in tutte le tasche, ricostruiva il filo lucido d’un articolo o d’un capitolo di libro. «Eh sì — sorride Bonizza —, quello che per il Vaticano e per la Camera era l’ordinatissimo bibliotecario, per me era un simpaticissimo disordinato».
C’era un segreto fra loro due. Si chiamava Caterina. Era un personaggio immaginario, la fantasorellina di Bonizza, che entrava in campo ogni qualvolta minacciava d’incrinarsi la perfetta intesa fra papà e figlioletta. «Caterina, Caterina! — la invocava Giordani —. Vieni qui che c’è Bonizza che mi fa inquietare!»; oppure, se Bonizza non faceva quello che avrebbe dovuto fare: «Non importa — le diceva —, chiamo Caterina». Bonizza sapeva benissimo che Caterina era fantasia, che si trattava d’un gioco, eppure ne era gelosa, era la sua antagonista, divenne la sua coscienza critica.

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La rivoluzione del per - dono

Abbiamo rivolto qualche domanda a Filippo Pierazzo, uno degli organizzatori dell’interessante manifestazione svoltasi a Stra (VE) lo scorso 7 novembre e di cui abbiamo parlato su questo sito qualche giorno fa. Come già abbiamo detto il principio ispiratore del progetto è il recupero della memoria storica, con lo scopo di promuovere tra le nuove generazioni una cultura di pace.

stra panoramaCome è nato l'evento e da chi è stato promosso?

Filippo: Lo scorso anno, in occasione della ricorrenza dei caduti e del centenario dell’inizio della Prima Guerra Mondiale, ho notato, in un dibattito via mail, una certa insofferenza nell’organizzare le celebrazioni da parte delle persone vicine alla lista civica che amministra il Comune di Stra – Città Metropolitana di Venezia, dove vivo.

Si lamentava il numero sempre più ridotto dei partecipanti a queste ricorrenze, per motivi anagrafici, i discorsi ormai consunti, il linguaggio che a volte urta la sensibilità di chi si sente pacifista. Ho proposto perciò di affiancare alla ricorrenza la presentazione di una figura come Igino Giordani, medaglia d’argento al valore militare, padre costituente, parlamentare e firmatario della prima proposta di legge per l’obiezione di coscienza.

Mi sembrava una figura che potesse radunare attorno a sé varie sensibilità, collegando la memoria della guerra e la sua sofferenza all’anelito alla pace.

Il Sindaco l’ha trovata una cosa interessante e mi ha invitato ad andare avanti, proponendomi di invitare qualcuno a parlarne l’anno successivo.

 

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Educare alla pace attraverso esperienze di guerra

straVilla Pisani, detta anche la Nazionale, uno dei più celebri esempi di villa veneta della Riviera del Brenta, si affaccia maestosa sul naviglio. La ospita la cittadina di Stra, in provincia di Venezia.

Il 7 novembre scorso, proprio a Stra, nell’ambito del centenario della prima Guerra mondiale, si è svolta un’importante manifestazione che ha coinvolto la popolazione e in particolare i ragazzi delle scuole medie: principio ispiratore del progetto è il recupero della memoria storica con lo scopo di promuovere tra le nuove generazioni una cultura di pace.

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Una settimana con Foco

Nell’estate del 1969 abbiamo avuto la gioia di ospitare per una settimana, nel focolare femminile di Zurigo, alla Rebbergstrasse,  Igino Giordani, detto Foco.

Abbiamo vissuto con lui come con un fratello. Chiara si trovava einsidelncontemporaneamente ad Einsiedeln per lavoro con alcuni primi membri del Movimento. Era previsto che ci fosse anche Foco con loro, ma Chiara decise di non chiamarlo. Cosa per noi incomprensibile. Tuttavia quel periodo vissuto con lui per noi è stata un’esperienza indimenticabile.

Quando lo portavamo in macchina a visitare tipici luoghi della Svizzera per fargli ammirare le bellezze naturali, ci  sembrava di vivere con lui una realtà fuori dall’ordinario. Gioiva per ogni piccola attenzione, ma emanava al contempo tranquillità e serenità tipiche di colui che è unito a Dio e niente distraeva la sua totale fiducia in Chiara.

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Centro Igino Giordani

Centro Igino Giordani

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Tel.: +390694798314 / Fax: +390694749320
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