In questo articolo, pubblicato sulla rivista «Fides» nel 1960, Giordani fa una analisi della situazione della famiglia, ed in particolare dei ragazzi, di una attualità sconcertante.

3 02I ragazzi sono portati all’eroismo. Ma in una società materialisticamente attrezzata di questo mancano ideali e occasioni. Allora i ragazzi cercano surrogati, fuori della casa e della legge.
Questi ragazzi che non si cibano più di vangelo, si cibano di una letteratura dove si esaltano il furto, il sessualismo precoce, la violenza; o anche d’una letteratura, dove tutto si riduce a lucro, a tecnica, a produttività.
Ci si chiede:- E’ solo la moderna vita dinamica e meccanicistica che provoca evasioni e distacchi dei ragazzi dalla famiglia nei tempi nostri o agiscono anche altre cause?
Un senso di distacco dei figli dai genitori è normale e c’è sempre stato. Oggi ha caratteri e preoccupazioni conformi ai tempi: e i tempi certo, con lo sport, la radio, le letture, il cinema, i viaggi distraggono i figli, fisicamente li allontanano dalla casa più certo che nelle epoche feudali…
Ma comunque fenomeni gravi di disintegrazione della compattezza, concordia e unità della famiglia, particolari al nostro tempo, ci sono.

Certo oggi agiscono potentemente le suggestioni delle macchine e dello sport. E spesse volte il dialogo tra genitori e figli pare redatto in due lingue diverse e sconosciute. E i figli tendono a chiudersi in se stessi o a limitarsi a comunicare con coetanei.
Ma altri fattori influiscono. Persino la scuola. Anche la scuola buona. I figli ascoltano da insegnanti, anche ottimi, interpretazioni di eventi e di persone che non sempre coincidono con le interpretazioni di papà e mamma: donde discussioni, polemiche o silenzi divisori, a casa.
Poi c’è la politica, che con le vociferazioni e le diatribe, accende gli animi, suscita antipatie, e spesso, troppo spesso, introduce nello stesso focolare domestico una polemica che facilmente diventa irosa e determina divisioni di spiriti. Oltre che per la politica, per numerose suggestioni della strada si determina un contrasto – e una vera concorrenza – tra l’azione della strada dall’esterno, e l’educazione della casa dall’interno.

Ma l’impulso maggiore a evasioni e distacchi, quando questi avvengano e dove essi avvengano, sta nella casa stessa: ed è il disamore. Il cemento della famiglia è l’amore. E così della società tutta quanta. Come all’esterno la convivenza civile, se non è determinata dall’amore, si riduce a gregarismo, ad aggregazione di individui, ammucchiati magari, ma non uniti, così all’interno, se difetta l’amore, la convivenza familiare  è tenuta insieme solo dal fatto culinario e residenziale o dalla paura e dalla convenienza
E l’amore tanto più vale quanto più si fa carità: si soprannaturalizza. Se manca questo amore, vincolo di perfezione, subentra il disamore, fermento di disunione: e la disunione è degradazione.

Il disamore è alimentato da un materialismo magari inconscio, e magari accompagnato da pratiche religiose: quello per cui padre e madre si presentano sempre assillati da problemi economici e vivono proiettati nel futuro con progetti e cupidigie d’arricchimento. E così sciupano la vita: sprecano l’attimo presente – le ore di convivenza coi figli, nelle quali sta la vera vita familiare –, evadendo essi, i genitori, fuori dalla realtà casalinga, verso fantasmi che forse mai si realizzeranno.
La febbre del piacere, con l’assillo del guadagno e il vizio ad esso connesso, separa da Dio in cielo e dalla famiglia in terra. Il vizio disunisce, per necessità. Siffatti fenomeni dicono quanto urga ricomporre l’unità, con la santità della famiglia.

Ed essa si ricompone – e si preserva – con una risorsa unica: un  “supplemento d’amore”.
E l’amore educa all’amore: e cioè al servizio e quindi alla ricerca del bene comune.

Igino Giordani, «Fides», 1960, PP. 212-213

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