É giunta di recente una lettera di testimonianza e ringraziamento a Foco: don Silvestre Marques, il Postulatore della Causa di Beatificazione e Canonizzazione del Servo di Dio Igino Giordani "Foco", ne ha selezionato alcuni passi per farne dono ai nostri lettori.

Immensa è la mia riconoscenza a Dio per avermi concesso, attraverso l’intercessione di Foco, la grazia della vita di mio figlio D. Era di sabato, quando la fidanzata di mio figlio, con voce angosciata ci comunica che D. ha avuto un incidente con la moto ed è stato portato con l’elicottero all’ospedale.

Mi rendo conto che la cosa è grave, e mentre le notizie tardano ad arrivare inizio subito a pregare. Nella mia agenda ho un’immaginetta di Foco, la afferro per recitare la preghiera di intercessione scritta sul retro. Lo faccio con un’intensità altissima, accompagnando ogni parola con una lacrima e poi ripetendo: “Sei Tu Signore, qualsiasi cosa succeda, sei Tu Signore”. Voglio credere assolutamente alla Volontà di Dio, anche se questa è la vita di mio figlio.
Mia figlia raggiunge intanto l’ospedale, e da lì mi fa sapere che D. è grave ma vivo, ricoverato in rianimazione, in coma farmacologico, con un grave trauma cranico. Arrivo in ospedale e sono sconvolta da quanto vedo: D. è gonfio e sanguinante, labbra e denti rotti, anche le gambe sono offese e le lenzuola che le coprono macchiate di sangue.

Il neurochirurgo ci dice che ci sono diverse micro-emorragie cerebrali, e ci dà 48 ore per dirci se e come D. ce la farà. 48 ore di sospensione e di preghiere nostre e di tutta la comunità dei Focolari.
So che non ci si può ripiegare sul proprio dolore e l’unico modo è guardarsi intorno per essere di sostegno a chi soffre come noi. Il dolore raffina l’anima ed è una gara di incoraggiamento e aiuto con i parenti degli altri degenti. Quei due giorni sono lunghissimi, ma anche l’occasione di essere veramente famiglia tra me, mio marito e mia figlia.

Ho pianto quando ho visto D. in quel letto della rianimazione e poi di nuovo, di gioia, quando entrando lunedì mattina, trovo D. non più intubato, anzi cosciente. Da quel momento la ripresa è stata velocissima: le emorragie hanno iniziato a riassorbirsi e, a parte i 3 denti rotti, non si sono riscontrati altri danni. 11 giorni dopo D. è uscito dall’ospedale, ancora molto confuso e provato, ma senza conseguenze permanenti. Il neurochirurgo della rianimazione è venuto a trovarlo prima delle dimissioni e gli ha detto: “Lo sai che l’85% delle persone che arrivano nelle tue condizioni non ce la fanno? E un altro 10% ha delle conseguenze? Ritieniti fortunato!”

All’ultima visita di controllo, dopo 6 mesi, ho chiesto al medico: “D. è stato fortunato, molto fortunato o molto, molto fortunato?” Il dottore ha risposto: “La terza!”
Io sapevo, e so, che quella “fortuna” è stata l’intervento di Foco, la sua intercessione nella grazia che Dio ci ha concesso.

Ci sono voluti mesi per rimettersi completamente, ma D. è persino riuscito a laurearsi a novembre.

Anche se mio marito e i miei figli non sono credenti, hanno accettato di accompagnarmi a Rocca di Papa per ringraziare personalmente Foco, anche loro col cuore riconoscente. Tutto ciò ci ha veramente insegnato che nella vita nulla conta se non il volersi bene ed essere vera famiglia.

(lettera firmata)

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