Il 4 ottobre scorso, alla conclusione della cerimonia di consegna al Rettore  del Convitto Nazionale di Tivoli, di un ritratto di Giordani, realizzato dall’artista Giovanni Prosperi, Franco Sciarretta commentava: “Questo evento ci sollecita a dedicare a Giordani una realtà duratura che possa mantenerne viva e attuale la preziosa eredità nella sua e nostra Tivoli”. (vedi articolo pubblicato su questo stesso sito)

TivoliQuesto desiderio si è ora realizzato con la fondazione dell’Associazione culturale Igino Giordani, Valle Aniense.

Gino Visicchio, tiburtino, tra i soci fondatori (con Mirko Campoli, Gabriella Carnevali, Massimiliano Iannilli, Adalberto e Pietro Marinucci, Giovanni Ricci, Franco Sciarretta, don Giuseppe Salvatori e Anna Maria Zaccaria), scrive: “Lo Spirito Santo ci aiuti a capire il vero significato dell’Associazione che vogliamo per essere veri testimoni del Vangelo come lo ha vissuto Giordani. Vogliamo condividere con lui il carisma dell’unità del Movimento dei Focolari, orgogliosi per come ha saputo testimoniare la sua cultura sociale, la sua fede, il suo amore per ogni prossimo che incontrava, uomini, donne, bambini di qualsiasi colore e razza. Aveva appreso da Chiara Lubich l’arte di amare secondo il messaggio di Gesù. Questa è stata la sua strada: mi auguro di cuore che possa essere anche la nostra”.

Ed ecco quello che scrive un altro tiburtino, il prof. Piero Ambrosi, amico di Giordani:

“Giordani per me è stato, fin da giovane, un esempio adamantino e inarrivabile di cercatore e testimone della Fede, un maestro di coerenza e una fonte inesauribile di pensiero e d’azione per i laici più vicini al messaggio e alla vita della Chiesa e per quanti si sono incamminati sulla difficile strada dell’impegno pubblico. In particolare, avendo percorso una lunga parabola da operatore politico, con l’onore e l’onere di responsabilità istituzionali ed amministrative, ho guardato al coraggio e alla cifra culturale di Igino Giordani con il senso del mio limite e l’ammirazione per intuizioni e comportamenti che ne hanno delineato il suo speciale profilo tra i protagonisti del XX secolo.

La statura di Giordani illumina uno spazio infinito tra la natia Tivoli e il mondo, di passaggio verso un’altra e più alta Destinazione.

Certo sono affezionato alla sua tiburtinità, al legame con la storia di questo territorio, con l’Aniene, con i martiri cristiani. Sono sempre colpito dalla schiena dritta con cui ha attraversato le grandi tragedie del ‘900, una guerra da soldato e un’altra da ribelle.

Mi cattura la sua normalità di rappresentante del popolo in Parlamento, al di sopra di compromessi e conformismi, riconoscendo nelle sue battaglie per la pace, i diritti e il progresso la solarità della sua coscienza.

Ma c’è un aspetto che conservo come insegnamento prezioso. Igino Giordani, anche quando ha lambito le alture del potere, è sempre stato un uomo volontariamente senza potere, spogliandosi di ogni privilegio e di ogni alone di separazione dalle cure quotidiane.

Così è stato quando ha deciso di abbandonare i mai agognati incarichi pubblici e da questo distacco, unitamente all’incontro con Chiara Lubich, si è preparato all’ultima ascesa verso la Verità.

Caro Giordani, in questo, m’ illudo ancora di seguire il tuo magnifico esempio”.

 

Centro Igino Giordani

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